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Le domande che possiamo farci. Nell’era di ChatGPT


Insieme a Mafe De Baggis e Alberto Puliafito ci addentriamo in un confronto che parte dal valore delle Domande, da fare a noi stessi e all’interno delle organizzazioni in cui lavoriamo, prima ancora che a ChatGPT.

Perché le Intelligenze Artificiali stanno cambiando e cambieranno il nostro modo di lavorare, gli spazi che abitiamo, il modo in cui ci relazioniamo con gli altri e con l’ambiente che ci circonda. I due autori lo raccontano in “In principio era ChatGPT”, partendo dal presupposto che sia possibile scegliere di allearsi con le macchine – piuttosto che combatterle – per migliorare la qualità della nostra vita.

Partiamo dalle loro riflessioni per lasciarci stimolare e per iniziare a formulare le domande su cui lavorare e riflettere all’interno delle nelle nostre organizzazioni.


Giovedì 16 novembre, ore 18
YoRoom, Via Pastrengo 14 Milano

con Eugenia Montagnini, consulente e socia fondatrice di Excursus+
Marta Ceron, responsabile comunicazione di Excursus+
insime a noi
Mafe De Baggis, Digital strategist
e Alberto Puliafito, Giornalista e fondatore di Slow News


Lasciaci la tua email per ricevere le sollecitazioni e gli spunti nati da questo incontro, e quelli che arriveranno.


L’incontro rientra nel palinsesto di BookCity Milano 2023

Per presentare il libro sulle intelligenze artificiali generative sto facendo tanti incontri e parlando con tante persone diverse, con molta più curiosità, apertura e interesse di quanto potessi sperare. Quasi sempre, però, prima, durante o dopo, in presenza o come messaggio, spunta la paura/ansia principale: come impareranno i più piccoli se non dovranno più fare fatica? La mia risposta non c’entra niente con il software: io non credo che la fatica migliori l’apprendimento. Anzi. Credo che la fatica migliori i voti in una scuola pensata per premiare chi si comporta in un certo modo. Io sono convinta – e non sono certo la sola – che si apprenda di più e meglio e in modo più duraturo giocando, appassionandosi, prendendoci gusto, trovando se stessi anche nelle astrazioni della filosofia e della grammatica. Vivendo la geografia come un viaggio e la storia come un racconto.

Dalla newsletter di Mafe De Baggis del 16 ottobre, Koselig

«Immagina che un milione di scimmie siano state addestrate a digitare a caso sui tasti di una macchina da scrivere e che […] queste scimmie dattilografe lavorino diligentemente dieci ore al giorno con un milione di macchine da scrivere di vario tipo. […] Alla fine di un anno, i [loro] volumi conterrebbero la copia esatta dei libri di ogni genere e di tutte le lingue conservati nelle biblioteche più ricche del mondo».

La formulazione di questo teorema da parte di Émile Borel è un’idea che risale a molto tempo prima: Borges ne traccia le origini fin da Aristotele, ma non sappiamo se ci si debba fermare lì Oggi lo diremmo in maniera un po’ diversa: «una scimmia che preme a caso i tasti di una macchina da scrivere per un tempo infinitamente lungo, quasi sicuramente produrrà qualsiasi testo». Tipo l’Amleto. O questa newsletter. O Games of Thrones. O la storia di Bezos che non si dà pace perché ha creato Amazon ma non sa far produrre un altro Games of Thrones e non lo sa fare nemmeno lui. Se ci pensi, con l’abbattimento dei costi di produzione di qualsiasi contenuto, siamo diventate tutte scimmie instancabili. Digitiamo, fotografiamo, riprendiamo, pubblichiamo. Eppure i successi straordinari continuano a essere pochi. Perché? La mia scommessa è che i dati sbagliano.

Da Questo pezzo probabilmente non è stato scritto da una scimmia di Alberto Puliafito – Slow News

Immagine generata con Adobe FireFly