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Il bello di tramare

Tessere reti tra istituti, educatori e famiglie in difficoltà. L’esperienza milanese de La Strada, che nella periferia di Milano lavora da anni su dispersione scolastica e alternanza scuola-lavoro.

Reti, flessibilità, personalizzazione. “E poi mettersi dal punto di vista dei ragazzi, pensare come loro. Non per assecondarli ma per spronarli”. Si può sintetizzare così il lavoro di Gilberto Sbaraini, Presidente della Cooperativa La Strada, un’opera fondata nel 1981 in una Parrocchia della periferia milanese. Lavora da oltre 25 anni in piazzale Corvetto, periferia sud est di Milano. “Ci sono nato in questo quartiere. Abito qui, a 200 metri dalla cooperativa”. Questo per dire, con le sue parole, che “le politiche sociali si basano sulla presenza prolungata nel tempo”, ed è questo che produce alla lunga risultati.

Nel caso de La strada i risultati sono anche un modello di alternanza scuola-lavoro per limitare la dispersione scolastica e accompagnare i ragazzi a rischio abbandono alla licenza media. Il progetto si chiama Scuola Bottega e va avanti da circa vent’anni. Due classi, 15 ragazzi ciascuna, una junior (età tra i 14 e 15 anni) e una senior (tra i 16 e i 17 anni). Spesso sono figli di migranti o ragazzi provenienti da comunità alloggio. Il percorso prevede l’alternanza di lezioni, laboratori manuali (falegnameria e cartotecnica), sport, visite didattiche e avviamento al lavoro con tirocinio formativo.
È un percorso che consente di ritrovare fiducia nelle proprie capacità e di riprendere gli studi o orientarsi al lavoro con maggior consapevolezza. Per ciascun ragazzo viene formalizzato un Progetto Formativo condiviso e sottoscritto da quattro soggetti: scuola inviante (scuola o Centro Provinciale Istruzione Adulti), ragazzo, famiglia o Comunità Educativa e La Strada. “Li affianchiamo uno per uno: il segreto è dare a ciascuno l’attenzione massima, creare classi piccole, coinvolgere le famiglie. Ogni anno a giugno dalle scuole ci arriva l’elenco di chi è a rischio dispersione. Nel tempo si sono aggiunti anche i professori, che dedicano un pezzo del loro monte ore ad affiancare i nostri educatori”. È la conseguenza di lavorare qui da anni, di essere conosciuti. “Ci conoscono e si fidano”.

La Strada si occupa di minori svantaggiati. “Sulla scuola e sul lavoro, il nostro è dunque un punto di vista particolare”. Rientra in questa prospettiva l’Accademia delle due ruote, avviata nel 2016, un percorso on the job per ragazzi tra i 16 e 21 anni segnalati dai servizi sociali del Comune e proveniente da contesti fragili. Il percorso è suddiviso tra formazione teorica in aula, attività pratica di laboratorio e tirocinio in moto-officina, per imparare a svolgere lavori di riparazione e manutenzione su motocicli di piccola e media cilindrata. “In questo caso il tema è la flessibilità” continua Sbaraini. “Per molti ragazzi, ad esempio quelli inseriti dal Tribunale Minorenni nei percorsi di messa in prova, non si può aspettare l’inizio dell’anno scolastico, occorre partire subito”.

Le risorse per tutto questo? “Attingiamo a fondazioni, a bandi pubblici o a donazioni di privati. È una scommessa che si rinnova ogni anno”. Per assicurare continuità di risorse occorrerebbe diventare ente accreditato di formazione professionale. Alla Strada ci stanno pensando, ma con alcune attenzioni: “L’esperienza di alternanza scuola-lavoro in Lombardia è solida e avanzata. Tuttavia, un ente accreditato deve rispettare certe regole, certi tempi e certi numeri, per rendersi sostenibile. Spingere sui numeri spesso significa abbassare la qualità. Succede anche a molti enti del terzo settore, che perdono di vista lo scopo e si concentrano sulle necessità interne all’organizzazione”.

Che è quella di “tramare”, cioè tessere reti. Con il centro diurno sono circa 60 i ragazzi, del rione Corvetto ma anche di altri quartieri, che ruotano intorno alla cooperativa e cinque gli educatori che vi lavorano. “Abbiamo tramato molto in questi anni” ride Sbaraini, ma alla luce del sole. È stato questo il motivo per cui al momento del lockdown “abbiamo scelto il sostegno scolastico a distanza per tutti i ragazzi che seguivamo e abbiamo deciso di aprirlo anche a tutti gli altri del quartiere. Pensavamo di avere una ventina di richieste ne sono arrivate più del doppio, in gran parte ragazzi segnalati dai Servizi sociali, situazioni familiari fragili”. Ciascuno ha avuto un tablet e ed è rimasto “agganciato”. “Da fine giugno sono riprese le attività in presenza e contiamo di fare lo stesso da settembre in avanti”.

Sulla ripresa della scuola Sbaraini non nasconde le preoccupazioni, che riguardano in particolare il tema del lavoro. “I primi segnali ci dicono che la crisi vera arriverà in autunno. Siamo già pressati dalle richieste di persone che hanno perso il lavoro. Ristorazione e servizi domestici gli ambiti in cui saltano contratti e posti di lavoro. Dovremo essere più attivi e presenti”. Tramare di più e meglio.

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