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La sostanza è un processo condiviso

Elena Crusi è vicepresidente e responsabile sviluppo della cooperativa sociale Koiné

Come si definisce la “sostanza” nel contesto di una cooperativa che offre servizi alle persone?

L’articolo 45 della Carta costituzionale afferma che la cooperazione ha due caratteristiche di sostanza: la sua funzione sociale e il carattere di mutualità. Faccio riferimento a questo articolo perché per noi è importante riconoscerci come attività economica che ha come scopo principale la soddisfazione di un bisogno. Le cooperative offrono servizi alle persone; questa tensione a rispondere a un bene comune, mantenendo una sostanza in termini di identità e di essenzialità rispetto a chi siamo, funziona solo se riusciamo a essere coerenti con la nostra natura e ad allenarci in quegli ambiti che costituiscono le fondamenta della nostra cooperativa. Penso, ad esempio, al tema della motivazione, al senso di appartenenza dei lavoratori e anche alla cultura propria dell’organizzazione. La necessità di apertura e la capacità di trasformarci nel reale sono per noi punto di aggancio e di partenza.
Parallelamente vi è anche la consapevolezza del fatto che il codice del terzo settore abbia dato un riconoscimento istituzionale a ciò che facciamo, generando però una dimensione di difficoltà che porta a irrigidirsi in termini strutturali e burocratici con il rischio di perdere la propria visione di cooperativa.
Questi cambiamenti portano a faci domande che tentano di dare significato alla nostra sostanza e alla nostra identità. Così, se nel quotidiano siamo una cooperativa che risponde a dei bisogni, sappiamo anche che oggi non è più sufficiente fornire delle risposte. Ci viene invece richiesto -ed è necessario- stare al fianco delle comunità per comprendere l’origine di questi bisogni e le cause dei loro problemi. Non vogliamo limitarci a risolverli, ma vogliamo assumere una postura di ascolto, di proattività. 

In che modo viene coinvolta la comunità di riferimento nel comprendere e sostenere la sostanza della cooperativa?

I valori che ci accompagnano nello stare a fianco e insieme alle comunità di riferimento sono quelli della partecipazione, della coesione sociale e dei legami di comunità. Lavoriamo con una logica di organizzazione aperta, creiamo alleanze per generare risposte di sistema. È nell’incontro con l’altro che creiamo opportunità di welfare generativo, cercando di responsabilizzare le persone che ricevono aiuto, aumentando la capacità degli interventi delle politiche sociali. Crediamo che ogni persona che abita il territorio sia una risorsa e che in quanto tale vada valorizzata in base alle proprie competenze, partecipando a un lavoro di cura del bene comune. Tutto ciò accade quotidianamente nella costruzione di reti con le amministrazioni pubbliche, con le organizzazioni del terzo settore, ma anche con le associazioni, con le scuole, le aziende e con i vari gruppi informali, proprio perché ciascuno sul territorio possa fare la sua parte attivamente. Il tema della co-progettazione è centrale, soprattutto nel momento in cui diventa un metodo che ci permette di co-costruire, a volte anche di co-creare.

Quali difficoltà e quali resistenze incontrate quando portate la vostra sostanza e il vostro modo di lavorare all’esterno, nelle vostre comunità di riferimento?

Ci troviamo spesso davanti a una certa diffidenza che si viene a creare intorno al mondo della cooperazione, soprattutto quando ci inseriamo all’interno di contesti territoriali che non hanno una storia legata alla gestione dei servizi. Mi riferisco, ad esempio, alle prime esternalizzazioni di un servizio, per cui la non conoscenza dell’ente crea pregiudizi che possono essere scardinati nella quotidianità e nell’incontro con l’altro.
L’affidabilità e la storicità della nostra organizzazione sono elementi che spesso ci agevolano nelle relazioni con gli stakeholder. Se penso alla storia della nostra cooperativa posso affermare che oggi abbiamo una certa solidità e un capitale reputazionale costruito nel tempo attraverso piccoli passi rispettosi delle realtà con cui abbiamo interagito nel tempo. Questa postura relazionale, che assumiamo nella gestione quotidiana di tutti i nostri servizi, viene sempre percepita.

Quali indicatori o metriche vengono utilizzate per misurare la “sostanza” all’interno della cooperativa? 

Al centro del nostro operato c’è il desiderio di valutare, qualitativamente e quantitativamente, le nostre attività. Lo facciamo prima di tutto attraverso la valutazione di impatto sulle comunità di riferimento e rispetto agli obiettivi prefissati. Cerchiamo di definire qual sia stato il cambiamento sociale, ambientale, culturale e economico che siamo riusciti a generare insieme, anche attraverso i servizi offerti.
Abbiamo anche altri dispositivi, tra cui la valutazione della qualità e le certificazioni, che ci supportano nella rilettura critica del nostro operato. Utilizziamo indicatori legati alle performance, alla soddisfazione nei confronti dei nostri utenti e dei nostri committenti.
Tutti gli indicatori che adottiamo confluiscono all’interno del nostro bilancio sociale, disponibile a tutti e tutte sul nostro sito, anche in versione sintetica.

In che modo il concetto di ‘sostanza’ si riflette nella leadership, soprattutto quando si tratta di prendere decisioni cruciali o di gestire cambiamenti al vostro interno?

Operiamo sempre tenendo fermi i valori di democrazia, uguaglianza, equità e solidarietà che ispirano il nostro lavoro quotidiano. Riusciamo a farlo continuando a interrogarci sul tema dell’identità e non dando mai nulla per definito.
Siamo consapevoli del fatto che vi sono in essere processi trasformativi a cui non possiamo sottrarci. Mi riferisco al tema della nostra vision, che racconta chi siamo e cosa vogliamo continuare a fare. Di certo vogliamo essere “capaci di futuro”, cogliendo le spinte più attuali e interrogandoci sulle problematiche cercando di portare soluzioni, anche concrete, intervenendo a livello di sistema.
Un lavoro recente che abbiamo fatto è stato re-interrogarci sull’identità della nostra cooperativa in termini di visioni strategiche. Solo attraverso una strategia chiara e condivisa da tutto il corpo sociale possiamo portare nella quotidianità i valori e gli ideali che ci accompagnano. Il consiglio di amministrazione viene eletto dell’assemblea sociale, che è all’apice del nostro organigramma e che ha il maggior poter decisionale al nostro interno. La partecipazione dei soci è resa possibile da una relazione costante, che ci permette di avere sempre la certezza di condividere le linee strategiche della cooperativa, rispecchiandone la vision e la mission definita insieme. 

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Foto Arnold Antoo @Unsplash

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