Ascoltiamo il cambiamento intorno a noi
Ausiliarie Diocesane

Gli incontri:

1. La complessità, con Ugo Morelli
lunedì 3 febbraio
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2. I giovani, le giovani, con Stefano Laffi
lunedì 17 marzo, ore 18-20
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3. Le Donne e il femminile, con Maura Gancitano
giovedì 10 aprile, ore 18-20
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4. I luoghi e gli spazi – reali e virtuali – della socialità, con Mafe de Baggis
giovedì 15 maggio, ore 18-20
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Riguardare gli incontri

Qui sotto puoi trovare, per ciascun incontro:

– la registrazione video e audio
– la trascrizione completa
– un breve riepilogo
– una mappa degli incontri

Qui trovi anche la bibliografia completa emersa dai quattro webinar.

Alla fine di questo percorso: quattro piste di lavoro e alcune domande, nate dall’intreccio tra l’ascolto vissuto nei mesi scorsi, i riferimenti fondanti dell’Istituto e le sollecitazioni emerse durante i quattro webinar.

In fondo a questa pagina c’è la possibilità di condividere le proprie riflessioni, inserire domande, scambiarsi punti di vista e ampliare i temi trattati.


L’acqua è vita, ascoltiamola. Questo percorso di ascolto nasce dalle riflessioni sul futuro di ciascuna di voi e dell’associazione. Quanto è emerso l’abbiamo lo abbiamo riportato in una mappa dinamica, che trovi qui.


Una mappa in evoluzione

Abbiamo avviato la creazione di una mappa che ci guiderà in questo percorso. Puoi esplorarla e visualizzarla per interno qui. Nei prossimi mesi la mappa si evolverà, arricchendosi di nuovi elementi e creando connessioni sempre più significative.
Ultimo aggiornamento, 24 aprile.


1. La complessità

Clicca sul video per visualizzarlo all’interno di questa pagina. In alternativa, puoi cliccare sul quadrato che trovi in basso a destra per ingrandirlo. È possibile anche attivare i sottotitoli e guardare il video direttamente su YouTube

Ascolta la registrazione dell’incontro. Cliccando sui tre pallini che vedi qui sotto puoi anche scaricarla e selezionare la velocità di ascolto.


Puoi anche leggere:
– il riepilogo dei temi discussi
– la trascrizione completa dell’incontro.


Minutaggio audio/video:
00:00 introduzione a cura di Sonia Mondonico
03:48 Ugo Morelli
22:26 La questione climatico-ambientale
26:44 Risposte sistematiche
35:07 Il digitale
47:00 La relazione tra le culture
1:01:40 I codici affettivi
1:13:58 Domande e risposte


Ugo Morelli
Nato nel 1951 a Grottaminarda (AV), è professore di Scienze cognitive applicate alla vivibilità, al paesaggio e all’ambiente, nonché di Psicologia del lavoro e dell’organizzazione e della creatività. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Bologna, ha approfondito la Psicologia sociale e del lavoro sotto la guida di importanti accademici. Ha studiato le relazioni asimmetriche, il conflitto e il potere, collaborando con figure come Michel Foucault.
Le sue attuali aree di ricerca comprendono: lavoro, organizzazione e conoscenza; mente e apprendimento; conflitto e formazione-intervento; esperienza estetica e innovazione; e sostenibilità nei paesaggi.
Le sue attività si concentrano sull’interazione mente-cultura, l’evoluzione delle forme di vita organizzativa e l’analisi dei fenomeni complessi, con un focus sull’apprendimento nell’Antropocene.
www.ugomorelli.eu


2. I giovani, le giovani

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Puoi anche leggere:
– il riepilogo dei temi discussi
– la trascrizione completa dell’incontro.


Minutaggio audio/video:
00:00 Introduzione di Sonia Mondonico
05:15 Come, dove e quali giovani incontro
08:51 Quali bisogni e desideri ci portano
10:51 Quali sono le grandi domande che ci portano
19:19 Come li aiuto (Le domande legittime)
24:45 Lavorare sui desideri
32:47 Realizzare esperienze
35: 51 Il rapporto con gli adulti
43:16 Come aiuto i giovani
49:11 Esercizi di immaginazione
55:36 Domande e risposte


Stefano Laffi
Diplomato al liceo classico, obiettore di coscienza al servizio militare, laureato in economia politica e dottorato in sociologia, ha insegnato sociologia nelle principali università milanesi. È tra i fondatori di Codici dove svolge ricerca, consulenza, valutazione e formazione. Da anni cura progetti di partecipazione e presa di parola da parte della cittadinanza, nonché incontri di progettazione e rigenerazione di centri giovanili, scuole, biblioteche e spazi pubblici – sempre a partire dalle aspirazioni e dai desideri di chi li abita. Sui temi di ricerca tiene conferenze – ha partecipato a due TEDx – pubblica articoli e libri, anche per Feltrinelli. Ha collaborato al film Futura, selezionato per il festival del cinema di Cannes e nel decalogo dei film dell’anno redatto ogni anno da New York Times nel 2021.
www.codiciricerche.it/it/people/stefano-laffi/


3. Le Donne e il femminile

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Puoi anche leggere:
– il riepilogo dei temi discussi
– la trascrizione completa dell’incontro.


Minutaggio audio/video:


00:00:00 Introduzione di Sonia Mondonico
00:03:43 Introduzione di Maura Gancitano, dimensione pubblica e privata
00:07:23 Il femminile nella dimensione pubblica, situazione attuale e cambiamenti nel corso del tempo
00:15:44 Nella società della performance
00:22:23 Come cambia lo sguardo e la società: fotografia, vetrinizzazione e Panopticon
00:39:47 Le professioni di cura, storia delle maestre italiane
00:48:38 I cambiamenti che riguardano le donne
00:52:10 Testi antichi che parlano di Donne
00:56:32 Donne che si presentano e si auto-rappresentano
01:03:09 I bisogni delle donne nelle diverse generazioni
1:12:43 Ha ancora senso parlare di generi?
1:25:03 Le nostre domande a Maura Gancitano

Maura Gancitano
Filosofa, fondatrice del progetto Tlon (Casa Editrice, Libreria Teatro, Scuola di Filosofia) e ideatrice della Festa della Filosofia.
Ha scritto diversi libri; l’ultimo è “Liberati della brava bambina” per HarperCollins (2019). Ha curato delle rubriche di musica e filosofia per RadioRock e RadioFreccia, scritto contributi per Linus ed è co-fondatrice della campagna Odiare ti Costa.
Per Audible ha creato i podcast Scuola di Filosofie (in totale 36 episodi) e Audible Club (podcast in 20 episodi sui classici della letteratura). Tiene speech e workshop nelle scuole, nelle aziende e nelle fondazioni, specialmente su società della performance, fioritura personale, educazione sentimentale, hate speech, diversity management e strumenti filosofici per potenziare creatività e immaginazione.
Ha collaborato con GSE, Magnetti, Multi, Angelini, Findomestic, Ebay, eFM, Diversitylab, Meetic, IED Milano, Avis, CGIL, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Istituto Italiano di Cultura di Lione.
www.linkedin.com/in/mauragancitano


4. I luoghi e gli spazi, reali e virtuali, della socialità

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– il riepilogo dei temi discussi
– la trascrizione completa dell’incontro.


Minutaggio audio/video:


00:02:11 Marta presenta Mafe de Baggis
00:4:04 Le persone dietro gli strumenti
00:10:27 Zoom Out
00:14:05 Il valore delle relazioni negli spazi virtuali
00:18:49 Le case sopra le vetrine
00:29:31 Il diritto di pubblicazione
00:33:14 Wikipedia, scacchi e meditazione
00:49:51 Una miriade di possibilità

Mafe de Baggis
Pubblicitaria, scrittrice ed esperta di media digitali, da trent’anni studia il modo migliore per usarli senza lasciarsi sopraffare. Lavora come consulente di comunicazione per liberare le energie delle organizzazioni e delle persone usando le storie per mettere ordine nel loro modo di comunicare, di raccontarsi, di entrare in relazione con gli altri, soprattutto attraverso i media digitali. All’attività di consulenza di comunicazione e di progettazione di ambienti sociali online (community, blog, social media) associa la formazione (in aula e personale) e la scrittura. Nel marzo 2025 è stato pubblicato il suo ultimo libro, per Apogeo editore: E poi arrivò DeepSeek – Dalla Cina in open source: l’AI che ha cambiato le regole del gioco.
https://www.mafedebaggis.it/

13 commenti su “Ascoltiamo il cambiamento”

  1. Carissime,

    mi sono presa del tempo per iniziare a rileggere il percorso svolto finora e desidero condividere alcune riflessioni (per altro immaginando che per molte di voi stamattina è una giornata di inizio: l’oratorio estivo e/o, per chi vive il mondo della scuola, gli scrutini e gli esami).

    Nel percorso svolto insieme – da un anno a questa parte – il lavoro si è articolato in due tempi.
    Il primo, di ascolto interno, ha fatto emergere domande profonde, esperienze vissute, visioni diverse e autentiche sul futuro.
    Il secondo, di ascolto del mondo esterno, ha portato lo sguardo altrove: sulla complessità, sui giovani, sulla socialità che si trasforma, su un femminile capace di generare nuove possibilità.

    Osservando ora entrambi i tempi, vedo una connessione: il passaggio non è solo da “dentro a fuori”, ma da identità a relazione (diventità, come dice Morelli), da carisma a possibilità di contatto con il reale.
    Il carisma delle Ausiliarie, così radicato e consapevole, può incontrare i mutamenti del presente non come perdita ma come spazio da abitare con fedeltà generativa.

    Mi pare che il filo che unisce le due fasi della nostra consulenza è l’invito ad abitare la complessità del presente con uno sguardo aperto: dal carisma come eredità al carisma come possibilità.
    Le voci ascoltate nei webinar non propongono soluzioni, ma offrono contesti, linguaggi, traiettorie che possono aiutare a decifrare il tempo e immaginare come essere presenza significativa, anche in luoghi non tradizionali.

    Ci sono, inoltre, due ulteriori elementi trasversali che mi pare valga la pena tenere presenti.
    Il primo riguarda il bisogno di nuovi alfabeti per dire e vivere la fede oggi. Nel percorso di ascolto dello scorso anno molte hanno espresso il desiderio (e la difficoltà) di raccontarsi in modo che l’altro possa comprendere e sentire. I relatori e le relatrici ci hanno ricordato che non è il messaggio a essere fragile, ma forse il linguaggio a non essere più condiviso. Ricostruire un alfabeto possibile, plurale e non codificato, può essere una via per generare contatto e relazioni autentiche.
    Il secondo è la responsabilità di scegliere, non solo reagire. Le visioni sul futuro emerse nella prima fase chiedono di prendere posizione. I webinar ci hanno mostrato che anche in contesti non lineari – dalla città alla rete, dai giovani al femminile – è possibile decidere consapevolmente, senza aspettare che il cambiamento arrivi da fuori. Questo passaggio – dalla reazione alla scelta – è quello su cui state già lavorando e mi pare strategico.

    Forse è in questo movimento – tra riserva e sorgente, tra storia e contesto – che potrà maturare una scelta consapevole sul futuro.

    Nel frattempo con Marta stiamo elaborando alcune piste di lavoro nate dall’intreccio tra l’ascolto interno, i testi fondativi dell’Istituto e le sollecitazioni dei quattro webinar, con l’intento di offrire spunti di riflessione e di discernimento, in vista dell’Assemblea del 2026.
    Una volta terminato questo lavoro, lo condivideremo con Il Consiglio e poi con tutte voi, come nostra proposta estiva.

    Grazie e a presto!

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  2. Maura Gancitano ha più volte sottolineato quanto ci stiamo allontanando da una dimensione contemplativa, dalla capacità di creare uno spazio di vuoto. Le sue parole mi hanno subito fatto pensare a un editoriale della nostra newsletter, scritto da Francesco Gaeta, che trovate qui: https://www.excursusplus.it/blog/il-vuoto-e-larte-della-manutenzione-della-barca-a-vela/.

    In questo testo, Gaeta usa la metafora della barca a vela per ricordarci che è proprio il vuoto a spingerla avanti. E che se non gli facciamo spazio, rischiamo di restare fermi, vittime di quello che chiama “l’equivoco del vento”, incagliati in un “angolo morto” della nostra rotta personale o organizzativa. In un tempo che ci spinge sempre a riempire ogni attimo e ogni spazio, come possiamo continuare a coltivare questo vuoto che ci sostiene davvero?

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  3. Interessante ciò che Maura ci diceva rispetto alle gioveni generazioni:
    ” Perché è un campo molto più largo quello del mondo di oggi, ma è anche un campo in cui è molto più difficile desiderare.
    Quindi la grande difficoltà delle persone giovani e anche delle ragazze giovani è
    capire che cosa desiderare e capire che cosa può esserci nel futuro, perché il futuro è incerto e
    perché ricevono comunque una quantità di informazioni, di stimoli rispetto a quello che accade
    nel mondo che è enorme ed è tendenzialmente insostenibile.

    Su questo potremmo avere molto da dire e molto da fare per aiutare a desiderare, per trovare desideri che valgano l’impegno della vita.

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  4. Buon giorno!

    Stamattina mi sono ritrovata a tirare un po’ di fili fra quanto mi avete raccontato oramai un anno fa, i diversi incontri che ho avuto con voi nel tempo e, infine, questi 3 webinar.
    Provo allora a condividere una prima riflessione sottoforma di interrogativi.
    Come può lo spazio di vita che avete creato e animato in questi decenni (“la fonte sotto il drago verde”) essere uno spazio attraverso cui rispondere alle domande esistenziali che adolescenti e giovani si pongono?
    Come può essere spazio di interesse e di contemplazione per le giovani donne che vivono con una consapevolezza differente il qui e ora?
    E come in quello spazio di vita può essere ancor meglio rappresentato il femminile e accolto il maschile?

    L’incontro con Mafe de Baggis sarà un’ulteriore occasione per individuare delle risposte e per porci interrogativi inediti.
    Quello che però fin da ora mi pare di intuire è che questa fase di ascolto che abbiamo immaginato come divergente (guardare all’esterno) in verità è di aiuto anche a convergere: le parole di Stefano Laffi e Maura Gancitano portano a pensare non solo a ciò che le ausiliarie possono offrire nei luoghi in cui svolgono il loro servizio ma anche a quanto possono offrire alle donne che oggi maturano una vocazione religiosa. Ed è intessante per me ritrovare nelle loro riflessioni e in quelle di Ugo Morelli un richiamo trasversale alla spiritualità e alla trascendenza.

    In attesa di risentirci e rincontrarci, un caro saluto a voi tutte.

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  5. Riprendo il pensiero espresso sopra e mi avvolgo dell’incipit di un’intervista a Recalcati (di cui riporto il link in quanto mi sembra molto interessante).
    L’intervistatrice, evidentemente un’insegnante, esordisce così: “Spesso, parlando di adolescenza, sei tornato sull’importanza di accendere il desiderio come nodo nel rapporto con i giovani. Ti riporto le parole di Irene, mia studentessa: “studio e ripeto, studio e ripeto, studio e ripeto. E dimentico. Questa cosa mi sconfigge. Non sopporto il richiamo al ‘che cosa desidero’, perché capire cosa desidero, e cosa voglio diventare, mi mette più ansia ancora della maturità: mi sento in colpa perché non lo so”. Ho sentito un chiaro j’accuse: “anche questo volete da me!”. Un desiderio diventato dovere non nel modo in cui sei solito declinarlo tu – il dovere del desiderio – ma come una prestazione tra le altre cui si sentono chiamati.
    Ecco: i giovani oggi sono contro questa società fortemente prestazionale, che spesso si esprime in prima battuta nelle attese e pressioni degli stessi genitori. Tollerano a fatica ‘pressioni’ di ogni genere e sono sordi ai richiami all’ ‘impegno’, dimostrandosi spesso indolenti e poco capaci di ‘accendersi’ in passioni che invece hanno guidato e alimentato la nostra giovinezza.
    Davvero questo mi appare spesso come uno ‘scudo difensivo’, inteso a proteggere il loro diritto di imparare ad esistere in libertà, con i tempi che sono i loro e che ovviamente nemmeno loro conoscono.
    Hanno però un grande fiuto per l’autenticità e, là dove la trovano, si ‘fermano’, non fuggono più ma, incuriositi, restano e testano, valutano… solo poi si apre la strada per una fiducia possibile nei confronti dell’adulto ma…. senza eccessi e senza fretta.
    Non mi occupo più di giovani in modo prioritario e intensivo ma queste sono solo alcune delle impressioni che raccolgo negli incontri che mi capita di fare…
    https://www.alzogliocchiversoilcielo.com/2025/03/adolescenti-una-conversazione-con.html

    Rispondi
  6. “Va poi ammesso che quando hai a che fare coi ragazzi – ma con le ragazze mi sembra sia diverso – non bisogna pensare che ci sia chissà quale consapevolezza o identità solida, come -forse- accadeva in passato. La generazione oggi più matura è cresciuta con processi di identificazione forti, una costruzione di sé basata sulle appartenenze (il lavoro, la famiglia, la politica), un senso del futuro lineare. Non è più così, oggi il futuro è un mistero, le scelte sono in balìa dell’imprevedibile, la dimensione ideale non manca ma si avverte il morso di un certo pragmatismo per sopravvivere all’incertezza. Insomma non c’è da sorprendersi se le giovani generazioni non pratichino discorsi forti rispetto a ciò che desiderano e vogliono. Generazioni che faticano a fare asserzioni nette disorientano l’interlocuzione, perché l’adulto si immagina un’identità solida, magari contrapposta alla propria”.
    “…ravvedo una forte attenuazione dell’elemento competitivo, rispetto a come il mondo funziona. I giovani ci sollecitano a ridurre competizione e aggressività sia tra loro -come forza lavoro- sia nelle organizzazioni. Il primato dell’amicizia -che loro sentono tantissimo- si traduce anche nel mondo del lavoro e nell’orizzonte professionale. L’ambiente di lavoro lo immaginano come estremamente collaborativo, fatto di gruppi che magari lavorano mentre ascoltano musica, parlano lingue differenti, gruppi dove il tema del genere è ampiamente risolto, l’elemento gerarchico molto attenuato, a fronte di uno schema paritario. E l’elemento del piacere, del divertimento, del gusto a stare insieme diviene prevalente rispetto alla rivendicazione del “diritto”, magari in termini di orari o salario, ovviamente al netto di situazioni estreme”.
    Riporto 2 passaggi dell’articolo di S. Laffi che mi paiono molto illuminanti e confermano ciò che oggi mi pare di percepire del mondo giovanile. Difficilmente ‘prendibili’, sfuggono a confronti ‘serrati’ e sembra non abbiano voglia più di tanto di interloquire col mondo adulto: interessa poco. L’impressione è che… aspettino e, nel frattempo, vivono la loro vita a modo loro, senza curarsi più di tanto di quello che noi adulti pensiamo. Aspettano… che ‘passiamo’ forse, forse ormai disillusi che possiamo passare loro la ‘palla’ del potere ma… la natura fa il suo corso per fortuna! Qualcuno lo dice ridendo ma… ci crede davvero.
    Non parliamo poi della Chiesa: semplicemente non si sentono ‘rappresentati’ in questa Chiesa. Mediamente non importa loro più di tanto di ciò che vi accade. Molti non sono nemmeno più polemici, semplicemente non interessa.
    A me questi giovani ‘piacciono’ e anch’io sono sostanzialmente convinta che da loro ‘domani’ verrà fuori molto di buono.

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  7. raccolgo alcune provocazioni-attenzioni dall’incontro fatto.
    1. Dissolvenza-assuefazione…proviamo a pensarle in rapporto alla carità pastorale che siamo chiamate a vivere attente ai “cenni dello sposo” (cfr statuto 19) che tiene sempre desto il dono di noi stesse ai “bisogni” della storia. Storia che non dimentichiamo è luogo di salvezza e santità.
    2. relazione-reazione a ciò che avviene-limite. Ricordarci che siamo creature sempre in relazione con gli altri ci porta ad essere attente al “COME” ci relazioniamo (la verginità per il Regno ci fa amare come madri, sorelle e amiche cfr. Statuto20). La carità pastorale ci invita al “servire” nella logica del “servo inutile”. Riconoscere il limite del nostro essere creature ci aiuta a scoprire come la relazione moltiplica le possibilità del servire.
    3. Vulnerabilità.
    Parola che ci ricorda che siamo cenere preziosa raccolta nelle mani del Creatore che continua a soffiare il suo Spirito sulla nostra vita e la rigenera. Quindi anche l’accogliere la possibilità della morte è affidarsi completamente allo Spirito che ricrea continuamente e ci dona quella leggerezza necessaria per vivere il dono che abbiamo tra le mani per l’oggi e per il futuro della Chiesa.

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  8. In attesa dell’incontro con Stefano Laffi, desidero segnalare un paio di suoi interventi all’interno della nostra Newsletter.

    Intervento 1: I giovani e le domande che dobbiamo porci: https://www.excursusplus.it/blog/quel-che-possiamo-imparare/
    Nel suo intervento Laffi ci invita a riflettere sull’importanza di coltivare nuclei giovanili capaci di riflessione, proposta e condivisione. Non basta chiedere ai giovani se hanno buone idee; questo è un processo che va allenato e costruito.
    L’intera newsletter, dedicata al tema, puoi trovarla qui: https://mailchi.mp/excursusplus.it/newsletter4-aprile-4934093

    Intervento 2: Oltre le bolle della quotidianità: https://www.excursusplus.it/blog/oltre-le-bolle-della-quotidinaita/
    Qui Laffi ci ricorda che le bolle sono sempre esistite e ci offrono un senso di sicurezza. Tuttavia, il rischio attuale è quello di rimanere intrappolati in spazi che riflettono solo noi stessi, dimenticando la ricchezza del mondo esterno.
    Qui puoi trovare l’interna newsletter ‘Dentro e fuori la Bolla’: https://mailchi.mp/excursusplus.it/newsletter1020200-4935824

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  9. Sollecitata sia dalle parole di Ugo Morelli sia dal commento di Sonia, ho riletto il percorso che fin qua abbiamo compiuto insieme e, dopo un confronto con Marta Ceron, ho pensato che possa essere utile ritornare sul senso non solo di questo primo incontro con Morelli e dei successivi ma anche di quello che ci ha condotto fino a qua.

    Avete condiviso con me e fra di voi le riflessioni sul futuro vostro e dell’associazione; quanto è emerso l’abbiamo riportato in quelle slide in cui abbiamo utilizzato la metafora dei draghi verdi milanesi e dell’acqua che in essi vi scorre, risalendo dal sottosuolo verso la città (ora le trovate anche in questo spazio di condivisione online, per non dimenticarcene).

    Da quell’ascolto sono emersi dei temi ricorrenti (1. I/le giovani; 2. Le donne e il femminile; 3. I luoghi e gli spazi di socialità) e il desiderio, da parte di parecchie di voi, di approfondirli con visioni e strumenti nuovi, ascoltando ciò che avviene al di fuori dei contesti che, quotidianamente e con passione, conoscete e attraversate.

    Trattandosi di temi intrecciati fra loro, abbiamo pensato di porre un “cappello” alla riflessione: l’intervento di Ugo Morelli sulla complessità.
    La complessità è da leggersi anche come approccio; l’approccio che ci permette di tenere insieme le diversità (e… e… e…) piuttosto che tralasciarne alcune secondo la logica del “o… o…” (o bianchi o neri; o donne o uomini; o cristiani o musulmani; o italiani o stranieri; o vecchi o giovani; etc..
    Ora nei prossimi incontri proveremo a esercitarci proprio in questo approccio, che certamente tornerà utile quando, nel prossimo autunno, andremo a lavorare sul futuro dell’associazione.

    Vi ritrovate?
    A presto!

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  10. La possibilità sta nel limite, ci diceva il dottor Morelli. Nei limiti che so darmi nel mio modo di vivere, Limiti che mi permettono di ascoltare l’altro/a, di sapere cosa pensa, di superare i miei preconcetti. Il considerarsi ospiti nell’incontro con l’altro e nella vita sul pianeta che ci è stato donato perché lo custodissimo e coltivassimo. Accogliere l’altro/altra come fratelli, vulnerabili come noi, ma per questo accessibili e incontrabili. Come ci diceva il Vescovo nell’incontro di settembre;” l’ammissione dei limiti, sia personali che di Istituto, può essere frustrante, ma è un percorso spirituale che rende possibile a Dio manifestare la sua forza”.

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  11. Rompo il ghiaccio per sollecitarvi, se lo desiderate, a utilizzare questo spazio per condividere pensieri, domande, suggerimenti che le parole di Ugo Morelli sulla complessità stanno generando.
    Uno spazio sicuramente meno caldo rispetto agli incontri di persona ma certamente utile per lasciare tracce che, come nella “mappa in divenire” che Marta ha iniziato a costruire qua sopra, andranno via via a costituire il percorso futuro delle Ausiliarie.
    Ogni vostro commento è dunque opportuno e utile.
    Grazie!

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