La memoria è un potente tutore morale

Nel 1894 un gruppo di giovani imprenditori milanesi dà vita a un’associazione privata e auto-finanziata, il Touring Club Ciclistico Italiano. L’obiettivo: offrire ai Soci una rete di contatti e una serie di servizi per conoscere, scoprire e viaggiare l’Italia. Il Touring, che cambia successivamente nome in Touring Club Italiano, ha il merito di aver “inventato” il turismo e di aver fatto dell’Italia nei primi anni del ‘900 un Paese reale, vicino e accessibile grazie alle prime cartografie, alle guide, alla segnaletica e alle riviste sul turismo. Oggi il Touring Club Italiano conta oltre 280.000 soci in tutta Italia. Massimiliano Vavassori è Direttore Relazioni Istituzionali e Centro Studi del Touring.


C’è dunque un tema di storia, prima ancora che di memoria, per quel che ci riguarda. In effetti è quasi naturale per un’organizzazione fondata nel 1894. Naturale perché, sotto i nostri occhi, noi che al Touring lavoriamo, c’è come una stratificazione di ciò che nel corso del tempo è stato fatto.
Basti pensare anche solo al fatto che fino a tre ani fa abbiamo lavorato in un palazzo costruito nel 1915 con le risorse messe a disposizione dei soci: già questo ti metteva davanti tutti i giorni la forza di questa dimensione storica.

Quindi, la memoria è un’attivazione della quotidianità: gli arredi, le immagini, i volumi e qualcuno che ti racconta ‘come si faceva prima’, in un processo ereditario che si trasmette osmoticamente ogni volta che si assiste a un cambio generazionale tra le professionalità.
Ovviamente si tratta di un punto di vista non esaustivo, ma nel caso del Touring è piuttosto palpabile: anche quella dei soci è una memoria evidente, e si percepisce dalle mail e dagli incontri sul territorio.

In fin dei conti questa è un’organizzazione che si porta dietro forti legami di comunità e familiari. Nasce molto prima della Repubblica, attraversa tre secoli fino a oggi. Per questo la dimensione interessante del Touring sta nel comprendere come gli stessi soci siano stati attivatori di memoria nel corso degli anni.
Una memoria che è elemento materiale, visibile, connaturato alla stessa organizzazione e alla vita associativa che è fatta di simboli, oggetti, foto, racconti di esperienze, e confluisce nell’esperienza personale di chi ci lavora.

In sintesi: siamo un esempio di storia che diventa memoria condivisa.
È la memoria che costruisce il collante della comunità professionale. Un punto di riferimento.

Essendo noi anche un’impresa editoriale, ci risulta forse più agevole lavorare su questa memoria. La dimensione dell’archivio ad esempio è fondamentale, a maggior ragione in un contesto come il nostro. È un pezzo dell’organizzazione, anch’esso tuttavia non esente da trasformazioni: a un certo punto da “archivio-magazzino” abbiamo infatti iniziato un processo di rivalorizzazione dell’esistente.
A partire dagli anni 2000 abbiamo iniziato una riflessione diversa: abbiamo deciso di condividere il nostro patrimonio, metterlo a disposizione, anche grazie ai processi di digitalizzazione che si rendevano disponibili (www.digitouring.it). Abbiamo da subito compreso che non si trattava solo di immagini e mappe, ma di un qualcosa che andava oltre, riguardava un nostro nuovo posizionamento (prendersi cura dell’Italia come bene comune). Era la risposta alla domanda: come mostrare chi sei a chi non ti conosce? Fai vedere cosa hai fatto. È una questione di autorevolezza e di continuità. E di ispirazione a ben pensarci.
Anche nel nostro statuto questo è un approccio molto evidente.

Al “si è sempre fatto così” noi preferiamo l’interesse verso il modo migliore di fare le cose di volta in volta. La nostra enfasi è sul farle seriamente, con scrupolo, avendo rispetto innanzitutto per i soci, che sono attori e destinatari allo stesso tempo dell’agire dell’associazione. Questa modalità è l’elemento strutturale che ci caratterizza, e che non può venire meno. Si innova nel prodotto, nel servizio, ma i valori permangono. E il riscontro lo si misura appunto in prima istanza sui soci.

È corretto dunque distinguere tra ciò che emerge da un processo produttivo, e l’aspetto valoriale.
Quest’ultimo è un elemento che deve essere conservato, nel senso più nobile del termine. Perché dà luogo a modelli diversi, permette il riconoscimento della generosità e della buona fede nel rispetto dell’interlocutore, che nel nostro caso è il Socio. La cui adesione non è solo dettata dai benefici materiali e immateriali che comporta, ma si fonda sulla fiducia!
Fidarsi è l’altra faccia della medaglia del prendersi cura. La fiducia è il frutto del riconoscimento dell’indipendenza, e della non-strumentalità (o del non-opportunismo delle scelte). È in fin dei conti un valore di memoria.

Il tema della memoria di comunità è un potente carburante, oltre a essere collante. In questo panorama, dove abbiamo visto il progressivo sfaldarsi della fiducia verso certe organizzazioni (le banche, i partiti, i sindacati…), è motivo di orgoglio vedere che ci sono soggetti collettivi che hanno la fiducia delle persone.
Quando ti presenti come Touring l’interlocutore sembra destarsi, e tu hai la percezione di rappresentare davvero un’istituzione nei fatti. Accade nella testa dell’interlocutore, un senso di realtà che ti viene riconosciuto. Dunque, un’eredità preziosa, inestimabile.
Ciò comporta una grande responsabilità. È un grande onore e un grande onere cercare di essere all’altezza della situazione. Ma alla fine è il modo miglior di fare bene il proprio lavoro, sentire addosso questa responsabilità. Perché hai la memoria di chi ti ha preceduto e non puoi fare a meno di esserne all’altezza: la memoria è un potente tutore morale!



Photo by Andrew Neel @Pexels

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