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Chiarezza, ascolto e formazione per i volontari


AIL (Associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma) nasce nel 1969 a Roma. Nel 1976 si costituisce AIL Milano, una delle 82 sezioni AIL sparse sul territorio nazionale. Il loro compito è sostenere, promuovere e favorire lo sviluppo della ricerca scientifica per la cura delle leucemie, dei linfomi e del mieloma e delle altre emopatie maligne attraverso il supporto ai ricercatori e ai Dipartimenti di ematologia.
AIL Milano, si legge nel Bilancio Sociale 2021, “è ‘vicina concretamente’ ai malati e alle famiglie garantendo loro sostegno quotidiano attraverso la realizzazione di attività, quali l’offerta di alloggi protetti per i pazienti costretti al pendolarismo sanitario, la garanzia di un accompagnamento sicuro alle terapie, il sostegno psicologico, le cure palliative e domiciliari e il supporto economico ai casi più fragili”. Tutti i servizi di AIL Milano sono offerti a titolo gratuito. In numeri: oltre un milione di euro erogati, 4 dipendenti e 6 collaboratori, 483 volontari che hanno dedicato all’associazione oltre 10mila ore in un anno.
Matilde Cani è responsabile della sede di Milano e dei progetti istituzionali; Nicolò Pozzetto è responsabile per la Comunicazione e il Volontariato.

AIL è un’organizzazione storica in Italia, che conta 15mila volontari in decine di sezioni locali. In termini di partecipazione, dunque, una realtà molto forte e significativa.
Milano ha le proprie peculiarità, che la differenziano soprattutto dalle sezioni AIL che operano in realtà più piccole, che ci hanno condotto a gestire, nel corso degli anni, con modalità specifiche la partecipazione dei nostri volontari. Che sono tanti, sono affezionati e appassionati di AIL Milano, e svolgono molta attività di sensibilizzazione e promozione, nelle piazze e durante le iniziative di comunicazione e gli incontri sul territorio. Nella nostra Sezione, diversi sono i servizi che abbiamo realizzato a favore dei pazienti, rispetto ai quali la maggior parte dei volontari non opera attivamente: solo alcuni di loro sono impegnati con continuità e dedizione da tanti anni a diretto contatto con i malati.

Se riflettiamo sul tema della partecipazione dei nostri volontari, vanno sottolineati due aspetti. Innanzitutto, molti di coloro che si avvicinano a noi spesso hanno incontrato una malattia oncoematologica, personalmente o da vicino. Ma è anche vero che il nostro è un “marchio” molto importante in Italia: arricchito, coltivato, impreziosito, reso “sicuro” dall’impegno del professor Mandelli, fondatore di AIL, che ha contribuito a far sì, quindi, che la partecipazione ad AIL fosse molto ampia e davvero partecipata, che le persone si sentissero coinvolte nella mission al di là di loro eventuali esperienze personali.
È una relazione, quella coi volontari, che desideriamo coltivare costantemente, di più e meglio. In questi giorni di ottobre, peraltro, dopo la fase più dura della pandemia, abbiamo potuto nuovamente organizzare gruppi di lavoro, e i riscontri sono molto positivi.

È importante per noi seguire ciclicamente e con continuità i volontari: quando li incontriamo, e ragioniamo insieme su che cosa significhi per loro essere volontario per AIL Milano, abbiamo molto da apprendere e la loro esperienza e il loro vissuto ci offre una visione necessaria su cui riflettere per migliorare il nostro lavoro. Il volontariato costituisce un capitale umano assai prezioso che va coltivato con la giusta cura. Restiamo sempre stupiti del loro livello di soddisfazione, anche solo nel donare poco tempo alla nostra associazione. È un aspetto positivo, ci rassicura e conforta.
Detto questo, organizzare volontariato attivo non è semplice, perché vuol dire ri-programmarsi per individuare nuove forme di impegno in cui coinvolgere i volontari, che possano soddisfare realmente i bisogni dell’Associazione e dei destinatari dei nostri servizi. Quando attiviamo campagne di reclutamento di volontari l’adesione è costante, e il ricambio -circa il 10% l’anno- avviene ciclicamente. Inoltre, oltre ad essere orgogliosi di avere volontari che sono con noi da 35 anni, il tipo di impegno richiesto saltuario e concentrato nelle manifestazioni di raccolta fondi di piazza, ci consente di raccogliere adesioni anche tra i più giovani. Il risultato sono i 483 volontari, equamente distribuiti per età ma per il 76% donne.

Gestire i volontari è un’attività imprescindibile, dicevamo, ed è importante innanzitutto dare loro informazioni chiare su che cosa possono fare. L’organizzazione deve inserire i volontari in un percorso, dare loro un ruolo funzionale all’attività dell’organizzazione, e fare in modo che quel ruolo rimanga tale per più tempo possibile.
Oltre a essere chiari, è necessario creare momenti di ascolto. Organizziamo questi momenti in piccoli gruppi, creiamo le condizioni affinché i volontari possano sentirsi a tutti gli effetti parte dell’organizzazione. Ascoltarli vuol dire dedicare loro tempo, fare tesoro di quel che dicono. Abbiamo ad esempio realizzato una serie di questionari, per poter valutare se emergono considerazioni ricorrenti su cui riflettere e quindi indirizzare meglio la nostra attività con loro.
L’ascolto è una vera e propria scoperta: è come osservare la realtà nella quale siamo immersi con il nostro lavoro quotidiano, da tanti anni, da un’inquadratura diversa.
Noi incontriamo e dialoghiamo ogni giorno con i pazienti e i loro familiari, ma quando ascoltiamo il volontario, che è forza indispensabile e preziosissima, si apre uno sguardo sulla rappresentazione che loro hanno della nostra realtà. E non è uno sguardo secondario, perché nell’ambito del loro impegno, rappresentano AIL Milano.

Infine, oltre alla chiarezza e all’ascolto, è necessario fornire un costante aggiornamento, oltre a strumenti adeguati. Metterli a conoscenza delle nuove progettualità e informarli in anticipo sugli obiettivi che si è posta l’Associazione, significa valorizzare il loro ruolo di volontario e legarli più profondamente con l’organizzazione. Desiderano conoscere ciò che stanno facendo, e questa è percepita dai volontari come una condizione di privilegio rispetto a chi non è volontario. Così possono davvero sentirsi parte di una realtà che ha un obiettivo comune. Se si agisce in questo modo, alla fine la partecipazione è corale.

Ci sono poi altri due forme di partecipazione importanti per AIL Milano. La prima è rappresentata dai soci, che sono una quarantina. È un fronte, anche questo, che desideriamo curare maggiormente, spiegando che essere socio vuol dire entrare nel merito dell’attività. Spesso le persone non si associano perché hanno paura di entrare in un ambiente un po’ chiuso, dove è difficile essere protagonisti. Vogliamo sfatare questa percezione.
La seconda, riguarda il fatto che noi Sezioni siamo socie di AIL Nazionale. È questa una realtà indubbiamente molto partecipata e attiva, ma anche molto complessa. La partecipazione come soci di AIL Nazionale è stata per tanti anni molto in linea con la strategia e la storia condotta e dettata dal presidente. Come in tutte le associazioni, quando il padre fondatore viene a mancare si attraversano anni di travaglio, complessi, alla ricerca di una nuova identità. I soci di AIL Nazionale si sono chiesti come avrebbero desiderato che fosse il futuro dell’associazione. E tanti e molto partecipati sono stati i momenti di confronto.

Photo by Cottobro @Pexels