Paola Campi è Presidente di Mignanego Cooperativa Sociale Onlus, che gestisce i centri antiviolenza Pandora e Casa Pandora e il Nido d’infanzia Vico Rosa.
Nelle organizzazioni di piccole dimensioni si trova spesso un mix di competenze a capo di un numero minore di persone. Forse i ruoli sono meno definiti e trova spazio la possibilità di fare più cose, imparare e crescere professionalmente, ma con un carico di fatica e responsabilità non indifferente. Si deve allora fare di necessità virtù, caricando le medesime persone di più ruoli e responsabilità. A volte è proprio la fatica delle piccole organizzazioni nell’accedere al credito, riconcorrendo i contributi per i progetti, che porta a moltiplicare le funzioni.
L’essere piccoli è dunque un vantaggio e uno svantaggio.
Il vantaggio sta nelle relazioni, valore assoluto, in quello che viene definito ‘capitale umano’. Non si tratta di qualcosa di nascosto, ma è proprio il valore intrinseco dell’organizzazione perché ci si conosce molto bene, si è consapevoli di pregi e difetti e si ha la capacità di trovare progetti che permettano di crescere insieme. Questo non significa che siano sempre immediatamente condivisi; c’è però l’impegno a trovare la soluzione insieme, cosa che nelle grandi organizzazioni è raramente possibile perché fa parte della loro natura.
Ricoprire più ruoli è certamente faticoso. Allo stesso tempo però la molteplicità dei ruoli permette di avere una visione d’insieme che permette di immaginare cosa si potrebbe diventare domani.
Inoltre la varietà delle funzioni – che per me vanno dal gestire il personale a cercare i finanziamenti per i progetti, fino all’occuparmi di pagare le fatture – mi ha permesso di acquisire più competenze, che inizialmente non avevo. Nel tempo le mie competenze sono cambiate, facendo tesoro delle persone che ho incontrato nel tempo, che mi hanno insegnato e arricchita, coltivando relazioni con loro.
Sono arrivata alla cooperativa dopo essere stata impiegata presso un privato e poi nella pubblica amministrazione. Nei lavori precedenti ero più burocrate, ma nel tempo, proprio grazie alle persone che ho incontrato e grazie alla mia caparbietà, ho appreso nuove competenze e giorno per giorno mi sono innamorata di questo lavoro: a 40 anni ho trovato la mia vocazione e non tornerei indietro.
Sono cresciuta, rispetto ad alcune competenze, anche da autodidatta, non avendo una formazione specifica.
Rispetto alla gestione del gruppo e alla valorizzazione delle competenze in esso presenti, ritengo che il primo aspetto da considerare sia la fiducia tra chi di quel gruppo fa parte. Per esempio: c’è una tabella con gli orari che rispettiamo quotidianamente. Nell’utilizzarla contempliamo la flessibilità che ognuna, nell’organizzazione del suo lavoro, ritiene più opportuna. È la fiducia che ci permette di essere flessibili, di lavorare da casa in alternativa all’ufficio, al nido o al centro antiviolenza, con la responsabilità degli obiettivi da raggiungere.
Il secondo aspetto è di permettere a ciascuna di condividere la propria idea, di sentirsi libera di esprimersi e di portare proposte che vengano ascoltate e discusse.
Dall’inizio è cambiato tanto, è cambiato tutto e sono cambiata io. Ho avuto l’opportunità di sperimentare un metodo empirico: imparare facendo, alla Montessori. Oggi mi sento molto più ricca, umanamente e professionalmente.
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Foto Gabrille Clare Marino @Unsplash