Gentilezza ferma

Giacomo Agosti è PCM & Innovation Advisor per CESVI Fondazione.

Come gestisci l’equilibrio tra la necessità di essere gentile e la pressione per raggiungere risultati tangibili e tempestivi nel tuo lavoro di progettazione ma anche lavorando in contesti di emergenza?

Ho sempre considerato la gentilezza una condizione necessaria ma non sufficiente per lavorare bene.
In diverse circostanze ho sperimentato come la gentilezza possa rappresentare un ostacolo, specialmente in determinati contesti e in alcune aree geografiche. Ad esempio, in Asia, ho riscontrato che la gentilezza può rappresentare un problema in situazioni che richiedono pianificazione e reattività alle urgenze. La difficoltà nel dire NO e nel negare la possibilità di completare determinate attività entro certi tempi, sebbene si sappia già che ciò non sarà possibile, può generare problematiche. Questo atteggiamento può diventare particolarmente preoccupante quando ci si trova ad affrontare questioni urgenti e la persona con cui si interagisce conferma di poterle gestire, per poi scoprire in seguito che le azioni concordate non sono state effettivamente intraprese.
Questa stessa situazione mi è capitata anche in altri paesi del mondo, geograficamente molto più vicini. Più in generale, mi è accaduto spesso di trovarmi in situazioni in cui è stato complicato comprendere quanta concretezza ci fosse dietro a diplomazia e gentilezza. è piuttosto frequente ricevere risposte gentili a delle richieste che poi, però, non sono certe. Ci sono anche persone che hanno questo atteggiamento di default e a volte sono difficili da gestire. 

Come riesci a risolvere queste situazioni di incertezza?

Credo che la maniera migliore per fare chiarezza sia essere chiari. Intervenire duramente è sempre l’ultima delle risorse. Fare delle domande dirette e molto chiare – Riusciamo o non riusciamo a farlo? – e utilizzare ciò che potremmo definire una gentilezza ferma è un buon modo per ottenere dei risultati.  
Credo che la gentilezza sia una condizione necessaria per lavorare bene e per rendere più efficace la risposta di un team, alla cui base deve sempre esserci sempre il rispetto degli altri, delle expertise di ciascuno e ciascuna, delle proprie tempistiche e delle proprie capacità. Il modo in cui si chiedono le cose dovrebbe sempre tenere conto di questo fattore; non farlo può diventare controproducente. Offrire sempre una risposta gentile, ma ferma, è necessario anche per uscire da situazioni poco chiare. 
All’interno del mio team di lavoro, di cui ormai faccio parte da 15 anni, c’è abbastanza chiarezza, maturità, esperienza e conoscenza per evitare situazioni di questo tipo.
Sebbene io ritenga di avere un approccio piuttosto ruvido (ma diretto e schietto) nelle relazioni, non ho mai riscontrato ostacoli derivanti da questa mia franchezza. Anzi, credo fermamente che una comunicazione chiara e diretta sia sempre un punto positivo. Credo anche sia possibile essere gentili e ruvidi allo tesso tempo, utilizzando proprio quella forma di gentilezza ferma menzionata in precedenza.

Credi che la gentilezza possa essere uno strumento di utilità, piuttosto che una forma genuina di relazione?

La gentilezza può essere utilizzata come uno strumento manipolatorio, anche se personalmente non ho sperimentato condizioni di lavoro in cui ciò sia accaduto. Tuttavia, ho avuto più volte a che fare con persone che adottano tali tecniche per raggiungere i propri obiettivi. L’uso di formule falsamente gentili volte a influenzare le azioni o i pensieri altrui è comune, anche nella vita di tutti i giorni. E ritengo che rispondere con fermezza, andando dritti al punto, sia sempre un modo efficace per superare o affrontare tali situazioni, perché credo che la chiarezza paghi sempre, e molto di più, di false gentilezze.

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Foto Sincerly Media @Unsplash