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Come va il mercato del lavoro

Il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, grazie al cosiddetto “Sistema delle comunicazione obbligatorie”, rilascia periodicamente un report sull’entità e sull’evoluzione dei rapporti di lavoro in Italia. L’ultimo bollettino è dell’inizio di giugno e si riferisce al primo trimestre del 2022, durante il quale le attivazioni dei contratti di lavoro, calcolate al netto delle trasformazioni a tempo indeterminato di contratti in essere, sono risultate pari a 3 milioni e 11 mila, in aumento del 30,2% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente (pari a +698 mila contratti). Queste attivazioni hanno riguardato 2 milioni e 312 mila lavoratori, con un aumento tendenziale del 26,7% (pari a oltre 487 mila individui).
Considerando anche le trasformazioni a tempo indeterminato, pari a oltre 188 mila, il numero complessivo di attivazioni di contratti di lavoro raggiunge 3 milioni 200 mila, in crescita del 31,3%, pari a 763 mila attivazioni in più rispetto al corrispondente periodo del 2021.
L’aumento delle attivazioni ha coinvolto in misura maggiore il Nord (+43,9%) rispetto al Centro (+23,9%) e al Mezzogiorno (+32,1%).

Nel primo trimestre del 2022 si registrano d’altra parte 2 milioni 248 mila cessazioni di contratti di lavoro, con un incremento pari al 40,6% (+649mila unità) rispetto allo stesso trimestre del 2021.

La crescita tendenziale delle cessazioni risulta superiore rispetto a quella osservata per le attivazioni, così come l’aumento tendenziale dei lavoratori cessati è maggiore di quello dei lavoratori attivati. I rapporti di lavoro cessati registrano un incremento che interessa in misura superiore la componente femminile (+43,3%) nei confronti di quella maschile (+38,2%) ed è esteso a tutte le ripartizioni geografiche, mostrando un tasso di variazione superiore nel Nord (+49,5%, pari a +334 mila), rispetto al Centro (+35,0%, pari a +151 mila) e al Mezzogiorno (+33,1%, pari a +163 mila).
Nel settore dei servizi, in cui è concentrato il 77,5% delle cessazioni, i rapporti giunti al termine sono cresciuti in misura maggiore rispetto agli altri settori di attività, con un incremento tendenziale del 47,2% (pari a +559 mila unità).

Tra le cause di cessazione le variazioni tendenziali maggiormente significative in termini percentuali si registrano nei licenziamenti (+95,4%, pari a +96 mila); un incremento elevato si osserva anche nelle dimissioni (47,0%, pari a +166 mila rapporti cessati) mentre decrescono, invece, i rapporti giunti a termine per “cessazione di attività” (-17,5%).

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