Enrica Ranci è consulente nella progettazione e gestione di progetti per gli Enti del Terzo settore. Si occupa della gestione delle partnership, pianificazione strategica, ricerca di contributi e rapporti con Enti Erogatori.
Nel 2001 ho iniziato a lavorare in una grande cooperativa di servizi educativi e alla persona. È una realtà di 300 soci, e lì ho fatto la mia esperienza: la mia formazione di biologa a indirizzo ecologico e la mia lunga esperienza negli Scout mi sembrava che ben si conciliassero col ruolo di educatore ambientale. Ho iniziato quindi col ruolo di educatrice ambientale, per poi diventare coordinatrice e, infine, ho finito per lavorare nell’area della ricerca fondi e dei finanziamenti. Io non avevo particolari esperienze, ma di fatto ho contribuito a creare con la direzione generale quello che poi è diventato l’Ufficio finanziamenti e gare. Lì sono rimasta dal 2008 al 2021, in un contesto che ovviamente negli anni si è evoluto.
In questi anni ci sono stati alti e bassi, fino a rendermi conto che quel ruolo mi stava un po’ stretto. Non ero a mio agio, anche se si trattava di un ruolo importante, di coordinamento e supervisione, pur tuttavia di routine. Mi sentivo da un lato molto responsabilizzata, dall’altro non avevo davvero “in mano” i processi.
Ho dapprima cercato un altro ruolo all’interno della cooperativa, ma non sapevo bene che cosa propormi a fare. Nel frattempo, la cooperativa prendeva direzioni che non mi convincevano del tutto. Allora ho pensato di candidarmi a entrare nel Consiglio di Amministrazione, dove sono stata effettivamente eletta. In un certo senso, me l’ero data come ultima possibilità. Mi sono detta che se non avessi trovato soddisfazione in questi 3 anni di mandato, me ne sarei andata.
Il periodo non ha aiutato: il cda si insediò nel 2019. La pandemia ci ha costretti a interrompere tutti i nostri servizi, per ovvi motivi. I Consigli in “remoto” non hanno aiutato a fare gruppo. Complice la distanza fisica forzata -ognuno era a casa propria- si è creata anche una distanza tra gli organi di governo della cooperativa. Sono emerse molte difficoltà. È stata questa situazione a convincermi: gli ultimi mesi mi avevano fatto capire che non avrei retto nella gestione del mio ruolo di responsabile di Ufficio Gare; mi sarebbe invece piaciuto portare a termine il mio mandato di consigliera, in quanto era una carica elettiva che mi sentivo in dovere di portare a termine, ma a seguito delle dimissioni dal ruolo operativo, avvenute nel 2021, si è reputato più opportuno uscire anche dal CdA.
Dopo 20 anni, si era conclusa la mia esperienza e oggi non ci sono molti canali di comunicazione ancora aperti.
Quasi in contemporanea ho ricevuto una proposta di lavoro, che pur non essendo stata il fattore scatenante -avevo già deciso di dimettermi-, ha contribuito a far “emergere”, anche ai miei occhi, competenze che non credevo di avere. Ho aperto Partita Iva e oggi faccio parte di un gruppo di professionisti al servizio delle organizzazioni.
Se dovessi dunque fare una riflessione generale: ero insoddisfatta ma solo oggi ho capito che l’insoddisfazione non era tanto per il tipo di lavoro -anche se oggi reputo più “completo” il mio ruolo-, quanto per il luogo e le dinamiche che vi vivevo. Aver “scoperto” competenze che pensavo di non avere ha, ad esempio, ben chiarito ai miei occhi che spesso il problema di molte organizzazioni è che sono incentrate, se non chiuse, su sé stesse.
Certo, potevo forse farlo prima. Mio marito spingeva da alcuni anni per le mie dimissioni… Forse anche arrivare alla soglia dei 50 anni ha contribuito, ma forse avevo bisogno dei miei tempi e di “arrivarci” da sola. Di certo, non mi ha frenato l’aspetto economico -ero part-time e guadagnavo poco rispetto a molti altri lavori possibili, quindi non c’era molto da perdere-, non è quello che mi teneva legata. Di certo lo è il tema dei legami.
Photo by Pixabay @Pexels