Monica Casartelli è Presidente del Consiglio di Amministrazione di Progetto Sociale, onlus che dal 1979 si occupa di minori e famiglie, anziani, disabilità e comunità residenziali. Una realtà con 143 soci lavoratori, 40 soci ordinari, 60 dipendenti e qualche decina di volontari.
Monica Casartelli, che cos’è per voi la partecipazione?
Nel modello cooperativo la partecipazione è l’elemento fondamentale che connota l’impresa, l’organizzazione. È ciò che la diversifica da altre forme giuridiche.
È il punto di partenza. E il socio -lavoratore, sovventore, volontario…- è l’elemento che traduce in pratica questo elemento.
La mia esperienza è quella di aver sperimentato la forma del socio lavoratore. Mi trovo all’interno di un’organizzazione che ha trovato la sua espressione nell’erogare servizi in relazione ai valori e principi che l’hanno generata. Lo fa attraverso le persone: lavoratori e soci-lavoratori.
La partecipazione è un concetto che muta?
Io credo che in questo momento -un po’ anche grazie agli stimoli che arrivano dall’esterno, come la Riforma del terzo settore, e agli importanti cambiamenti più di natura culturale- il termine partecipazione sia oggetto di pensiero per molte realtà come noi, della cooperazione in senso generale.
Nel tempo si è modificato, perché diversi sono i modi, i desideri, le attese che portano le persone ad avvicinarsi a una realtà come una cooperativa.
La partecipazione è un “risultato atteso” rispetto al quale non c’è giusto o sbagliato; semmai è un processo da attivare, motivare, coltivare, modificare costantemente. Le forme di partecipazione possono essere diverse, e ogni soggetto ha valore all’interno della realtà. Quando si dice “una testa, un voto” si intende che ognuno è portatore di un valore. L’attenzione sta nel provare a trovare insieme modalità che possano permettere forme di partecipazione diverse, al fine di permettano al soggetto di esprimersi e portare un valore aggiunto nella realtà. Una partecipazione che si traduce all’interno e all’esterno. È la sfida del modello: favorire processi culturali che promuovano valori capaci di generare cambiamento.
Partecipazione è un termine capace di sollecitare, generare ascolto reciproco, riflessioni, condivisioni.
Come si crea partecipazione?
Io penso sia un processo che si genera nel tempo. Un esempio: nella mia esperienza mi rendo conto che avviciniamo operatori molto giovani, con percorsi di studio diversi, percorsi che magari omettono alcune cose per noi scontate. Sono ragazzi non usi ad alcune tematiche, e la partecipazione è tra queste. C’è dunque un tempo che deve essere dato, curato, e questo è elemento di sfida per tutti noi.
Presi dalla quotidianità, dalla gestione dell’organizzazione, a volte -spesso- non riusciamo ad avere il tempo di curare questo aspetto, che invece è la nostra natura. Meriterebbe di avere una centralità più importante, più significativa capace di favorire e generare il processo partecipativo.
Rispetto al nostro specifico, evidentemente c’è un bisogno, anche reciproco, di conoscenza. Anche dal punto di vista “tecnico” direi.
Che percorsi vanno dunque messi in atto, con quali contenuti? E come favorirli in maniera leggera e partecipata?
Credo sia importante promuovere percorsi formativi, tecnici, con l’obiettivo di conoscere gli strumenti che normano l’organizzazione della Cooperazione. Ricordo che tempo fa era stato fatto uno studio sugli statuti delle cooperative, per capire quanto spazio fosse dedicato in essi alla partecipazione, e quindi come questa fosse “normata”. Ancora oggi molti statuti sono vecchi, come il nostro, poco dinamici e di conseguenza… poco partecipati.
Quindi per tornare a quello che si diceva prima, lavorare sull’assemblea, luoghi che spesso, come nel nostro caso diventano spazi di ascolto, durante le quali il CDA fa la sua relazione, affronta l’argomento, e infine si vota. Non ci sono spazi di scambio e attivazione. L’assemblea, contesto per sua natura partecipativo, se non coltivato da altre modalità -lavoro in gruppi, argomenti ripresi all’interno dell’equipe di lavoro, serate ad hoc…- perde un di valore. Il Bilancio sociale, documento con il quale la Cooperativa comunica gli esiti della sua attività non limitandosi ai soli aspetti finanziari e contabili rendendo espliciti i risultati della sua attività confrontandoli con gli obiettivi dichiarati, in modo da permettere a tutti -in primo luogo a sé stessa- di verificare se tali obiettivi siano stati raggiunti o si renda necessario piuttosto introdurre ulteriori interventi. Inoltre creare, favorire modalità di partecipazione, momenti di conviviali, momenti legati alla visibilità, momenti formativi, partecipazione a eventi sul territorio. Occorre incontrare i nuovi soci, dedicare loro del tempo. Il CDA deve avere la funzione di pensarci, di ragionarci, di provare, sperimentare. La crescita delle cooperative e il cambiamento dei contesti rendono obbligatorio un confronto col tema della partecipazione.
Rispetto a Progetto sociale, lavorare sul significato e sul processo di partecipazione è oggetto di lavoro concreto per il nostro CDA… un obiettivo da raggiungere.
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