Possiamo stare in una relazione che non corrisponde a ciò che avevamo immaginato?
Accettare che l’altra persona abbia bisogni, desideri e aspettative diversi dai nostri, senza cercare continuamente di correggere ciò che non funziona come vorremmo?
Ce lo siamo chieste ascoltando Matteo Lancini nell’intervista con Francesco Costa per Wilson, il podcast del Post, e leggendo il suo ultimo libro, A volte ti amo. Lancini racconta il rapporto di adolescenti, giovani adulte e giovani adulti con l’amore, tra desiderio di intimità e paura di dipendere dall’altra persona. Sono generazioni cresciute con il mandato dell’autonomia, di bastare a sé, che si trovano a fare i conti con qualcosa che richiede invece di costruire insieme, senza poter decidere tutto da sole. Ma quanto questa difficoltà riguarda anche noi adulte e adulti, che quel mandato abbiamo contribuito a trasmettere?
L’imperfezionismo è insito in ogni relazione. Non si tratta soltanto di accettare che l’altra persona sia diversa da noi e da come la vorremmo. Si tratta di riconoscere che anche il nostro sguardo è parziale, che le nostre aspettative cambiano, che ciò che immaginiamo giusto per chi ci sta accanto potrebbe non esserlo. E di chiederci ogni tanto, come suggerisce Lancini, se quello che facciamo lo facciamo davvero per l’altra persona o per noi, per non dover stare nell’insofferenza. Le nostre idee su ciò che una relazione dovrebbe essere non possono andare bene per sempre.
Nelle relazioni sentimentali, in famiglia, tra genitori, figlie e figli, tra pari e in relazioni asimmetriche, siamo chiamate e chiamati a stare in qualcosa che non prende forma secondo il progetto di una sola persona. A lasciare che l’incontro modifichi anche noi. Forse è proprio qui che l’imperfezionismo continua a essere plurale.
Per approfondire:
Matteo Lancini, A volte ti amo (Einaudi, 2026);
Intervista di Francesco Costa a Matteo Lancini nel podcast Wilson de Il Post (8 ottobre 2026): Vietato soffrire.

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Immagine Bm m @Unsplash