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Aggiornarsi, informare

<<Un rapporto sano e proficuo delle organizzazioni con le istituzioni europee prevede continuo aggiornamento e costante informazione. A partire dalle programmazioni, certo, ma non solo. Le organizzazioni devono essere al passo coi programmi, coi bandi, e anche con quali sono le aspettative che l’Europa ha su coloro che partecipano, come nel caso dei cosiddetti obiettivi trasversali>>.

Chiara Di Lorenzo è una “grant officer” con oltre 10 anni di esperienza in enti pubblici e organizzazioni non profit.

Ha lavorato per molti anni nell’ambito della cooperazione internazionale e dei progetti europei come consulente e project manager, dalla formulazione della proposta fino alla gestione e alla rendicontazione. Per un anno ha lavorato come Grant Officer per la DG della Commissione Europea JRC, nella preparazione e gestione amministrativa dei progetti finanziati ai vari istituiti del JRC da altre istituzioni europee e all’interno del programma H2020. Oggi, per l’Associazione Italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma (AIL), coordina l’unità Bandi e Fondazioni, in cui convergono le proposte progettuali di livello locale, nazionale ed europeo. 

Quale approccio devono avere le organizzazioni nei confronti delle istituzioni europee cui si rivolgono, magari per presentare la richiesta di finanziamento a un progetto?

Le organizzazioni devono fare in modo di essere interlocutori credibili, e questa è una cosa che spesso manca. Manca soprattutto perché non ci si informa abbastanza, non si guarda abbastanza alle altre case histories, e in generale non si guarda abbastanza “l’altro”. Se si cominciasse a studiare il bando cui si vuole partecipare a partire dai vincitori precedenti, i loro progetti, il partenariato che è stato messo in campo, gli obiettivi raggiunti col progetto, sarebbe una grande cosa. Vorrebbe dire intraprendere una strada lunga, ma più in discesa.

La mia esperienza invece mi dice, ad esempio, che molto spesso le organizzazioni italiane capofila di un progetto presentano nel consorzio pochi partner stranieri, o senza le adeguate caratteristiche.

E’ molto importante per le organizzazioni cercare il confronto. L’improvvisazione non paga mai, da nessun punto di vista. Serve piuttosto avere contatti, un partenariato solido. Ma in tutta Europa, alla ricerca di un fondamentale equilibrio. Operativamente, occorre affidarsi a persone che sanno fare questo lavoro, non improvvisarsi progettisti o conoscitori di fondi, neanche nella gestione. Se si sbaglia nella rendicontazione sarà difficile aggiudicarsi un altro finanziamento. 

Infine, occorre formazione: chi lavora nelle organizzazioni deve formarsi e studiare di continuo per stare al passo.

Anche le istituzioni europee peccano di questa mancanza di comunicazione?

L’Europa è abbastanza distante dal cittadino, che la percepisce come un’entità molto astratta. Rimango ad esempio colpita quando, in svariati contesti, si pensa ai finanziamenti europei come fossero un deus ex machina, una mossa risolutiva adatta a tutti gli scopi. Non è assolutamente così. Il problema credo sia che manca informazione reciproca: noi ci informiamo poco, ma allo stesso tempo c’è incomunicabilità tra istituzioni e cittadini. C’è bisogno da ambo le parti di fare uno sforzo per cercare di avvicinarsi.

L’Europa rimane un soggetto capace di indicare priorità a singoli e organizzazioni?

Sì e no. È certamente vero che ogni sette anni l’Europa indica le proprie priorità, con la sua programmazione. Sono concetti che vengono in qualche modo trasmessi, cui bisognerebbe guardare, ma non si capisce bene chi, come e perché. Il cittadino non vede l’Europa come un riferimento da questo punto di vista, come un legislatore, anche perché dovrebbero essere gli Stati a recepire e trasmettere alla società le priorità emerse.

È uno sforzo solo parzialmente compiuto, e solo i più virtuosi recepiscono e attuano iniziative volte a raggiungere obiettivi.

Hai lavorato in un’organizzazione europea, che idea te ne sei fatta?

Il posto dove ho lavorato era una vera e propria comunità di circa 3 mila persone, con le caratteristiche più disparate. Dell’ambiente di lavoro mi hanno colpito innanzitutto le dinamiche molto paritarie al proprio interno, l’idea di essere tutti professionisti a prescindere dal livello di anzianità. Ho assaporato il clima tra i ricercatori europei, la divisione dei compiti.

Photo by Patpitchaya on Canva

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