Nel 1996 Francesco Remotti -antropologo, già direttore del Dipartimento di Scienze Antropologiche, Archeologiche e Storico-Territoriali dell’Università di Torino e presidente del Centro di Studi Africani (CSA)- pubblica Contro l’identità.
L’identità ha tante facce che vanno comprese -vi si legge-: etnica, locale, religiosa, politica. Dell’identità l’uomo ha bisogno ed è per questo che ne costruisce una (o più) a sua misura. Ma l’identità è anche pericolosa: presuppone, infatti, una separazione tra chi la condivide e chi ne è fuori (bianchi e neri, musulmani e cristiani, serbi e bosniaci). Nel nome dell’identità l’uomo ha realizzato crimini inauditi.
Tornerà sul tema nel 2010 (L’ossessione identitaria) e infine nel 2019, con Somiglianze. Una via per la convivenza (Laterza).
Quest’ultimo libro è diviso in tre parti: nella prima emerge l’idea di somiglianza come critica costruttiva al concetto di identità. Nella seconda ci si rende conto che non esistono somiglianze senza differenze, e che dunque i due termini devono essere considerati come un binomio inscindibile. Inoltre, si realizza quanto le somiglianze siano state attaccate nel corso della storia, dimostrando notevole capacità di resilienza.
Infine, nella terza parte, si va oltre la concezione di mondo come intrico -e poi intreccio- di somiglianze e differenze, passando dalle somiglianze “tra”, alle somiglianze “intra”. E in definitiva, scuotendo il concetto stesso di individuo.