Storia di A.GE.VA l’associazione di genitori che nel Varesotto ha consentito alla scuola media di Castelveccana di continuare a esistere e nel distretto scolastico ha fatto da ponte tra insegnanti e famiglie durante il lockdown.
“Sostenere, non criticare. Siamo nati per questo: dare vita a una comunità educante di territorio”.
Chiara Montagnini riassume così il senso di A.GE.VA, Associazione genitori della Valtravaglia (provincia di Varese) che ha fondato con una decina di genitori nel 2012. Nello statuto si legge che “lo scopo è promuovere iniziative finalizzate al benessere fisico psicologico e allo sviluppo educativo e sociale dei figli”. Ma si aggiunge subito dopo che “l’obiettivo è sviluppare occasioni di incontro e di confronto tra i genitori e facilitare l’interazione tra scuola famiglia e territorio”. Sta in questo doppio livello il punto chiave. Fare rete e sostenersi tra adulti per sostenere bambini e adolescenti nel rapporto con l’istituzione scolastica. Tutti nella stessa comunità educante.
A.GE.VA ha costituito con l’amministrazione comunale un tavolo di confronto a cui ha chiamato la parrocchia, il comitato genitori della scuola e le associazioni sportive. Una riunione al mese (per sei mesi) da cui è nato un “patto educativo di comunità”. “La comunità educante – si legge nel documento – è costituita da Scuola, Genitori, Comuni, Parrocchie, Associazioni culturali e sportive. Essa intende esercitare e sviluppare una funzione educativa assumendosi la responsabilità della promozione e formazione di percorsi educativi di bambini e ragazzi. Il presente Patto si propone quindi di creare una comunità educante che permetta a tutti i bambini e ragazzi del territorio di crescere sviluppando appieno le proprie potenzialità”.
È stata questa comunità – famiglie, associazioni di volontariato, parrocchie, associazioni sportive – a esprimersi due anni fa a voce unica contro il rischio che la scuola media di Castelveccana, circa 2mila abitanti, non chiudesse i cancelli per mancanza di iscritti. “In prima c’erano 30 iscritti, troppi per una classe, non abbastanza per farne due”. Il rischio era che le famiglie dovessero scegliere le scuole di Germignaga o Laveno-Mombello. “Ci siamo mobilitati per rimpinguare le iscrizioni: era importante mantenere il presidio pubblico e renderlo efficiente anche in termini di servizi e orario”.
Una delle leve per convincere i genitori a scegliere la scuola di Castelveccana – realizzando un “tempo pieno” funzionale alla conciliazione vita-lavoro delle famiglie – è stato il nuovo doposcuola ideato e realizzato da A.GE.VA, qualcosa che va molto oltre il semplice obiettivo didattico.
Laura Perziano, che ne è la coordinatrice, lo definisce “un laboratorio anche emozionale, uno spazio per fare esperienza di relazione tra giovani e adulti. Cerchiamo di favorire l’ascolto tra adulti e bambini e abituare i bambini a gestire i conflitti, a comunicare tra loro. Si tratta di integrare l’esperienza scolastica con la vita quotidiana, consentendo ai piccoli di sperimentare insieme ciò che difficilmente potrebbero vivere altrove in questa modalità accogliente”. Non solo compiti, dunque, ma anche laboratori teatrali, scuola di musica, attività sportive. “La dirigente scolastica ha considerato il nostro format un valore aggiunto, sia per i contenuti che per l’approccio”.
Il risultato è che la scuola non ha chiuso i cancelli, perché il doposcuola – sostenuto con autofinanziamento (rette differenziate a seconda delle disponibilità economiche) e con fondi dell’Azione Cattolica, delle Acli, dei Lions – ha consentito di rafforzare il numero di iscrizioni.
“Non ci siamo fermati durante il lockdown”, continua Perziano. Circa 12 dei 25 ragazzi che frequentavano il doposcuola hanno continuato a farlo online, usando WhatsApp invece della piattaforma WeSchool, inaccessibile per molti di loro per motivi di banda. “In questi mesi il doposcuola è stato un veicolo di cura e di sostegno alle famiglie più fragili”. Nella classe virtuale anche quattro ragazzi stranieri. “Prendendo a spunto l’autobiografia di Malala, il premio Nobel che ha fatto della scuola una battaglia personale e politica, abbiamo sviluppato un percorso di lettura multiculturale che favorisse una riflessione sulla difficoltà in alcuni Paesi di avere garantita una istruzione aperta e tutti e di qualità”. Su WhatsApp sono continuati anche i laboratori teatrali, cosa che all’inizio sembrava impossibile ma ce l’abbiamo fatta”.
È alla luce di questa esperienza che si guarda alla riapertura di settembre. “Siamo pronti – continua Perziano – a usare locali alternativi a quelli della scuola, nel caso questo fosse necessario per ragioni di sicurezza. E intanto stiamo valutando quali attività progettare insieme ai ragazzi in uscita dalle elementari e alle loro famiglie”. Il senso del patto educativo sembra più attuale che mai in una fase come questa: non lasciare indietro nessuno.
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