Nel corso della sua vita Primo Levi ha pubblicato tre libri di racconti. Quando muore, nel 1987, lascia dispersi in varie sedi -giornali, riviste, libri- oltre una ventina di racconti (il più vecchio di una decina di anni prima). L’ultimo Natale di guerra è il titolo di uno di questi, ma anche il titolo della raccolta che raggruppa tutti quei racconti dispersi.
All’interno del libro -che viaggia tra contenuti biografici, interviste impossibili, resoconti quasi onirici- spicca un racconto, dal titolo Forza maggiore.
Vi si narra, in terza persona, di M., personaggio dai contorni sfumati -forse proprio uno scrittore -che si reca a un importante appuntamento col direttore di una biblioteca. Finisce in una zona della città che non conosce, e, lungo un vicolo stretto e lungo, incontra un giovane -forse un marinaio- che gli impedisce il passaggio, se non dopo una bruciante umiliazione. M. si reca al suo appuntamento ma sapendo che non sarebbe mai più stato l’uomo di prima.
L’atmosfera del racconto è sospesa, i riferimenti -forse- alla memoria della deportazione. La riflessione è sull’inatteso, sull’ineludibile, sulla vita e sulle strade che si percorrono.
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