Salvatore Settis è un archeologo e storico dell’arte. È stato direttore del Getty Research Institute for the History of Art di Los Angeles e della Scuola Normale Superiore di Pisa.
Ha scritto molti volumi, anche non dedicati al suo campo di studi e insegnamento. Tra questi Italia S.p.A. (2002), Futuro del “classico” (2004), Iconografia dell’arte italiana 1100-1500: una linea (2005), Artemidoro (2008), Artisti e committenti fra Quattro e Cinquecento (2010), Paesaggio Costituzione Cemento (2010) e Azione popolare (2012).
Il suo ultimo libro è “Incursioni. Arte contemporanea e tradizione” (2020), nel quale Settis si addentra nelle opere di dieci importanti artisti del nostro tempo: Duchamp, Guttuso, Bergman, Jodice, Pericoli, Bruskin, Penone, Viola, Kentridge e Schutz.
Il filo rosso che soggiace a queste “incursioni” è il racconto di come l’arte contemporanea abbia travolto le regole e le “abitudini” del mondo dell’arte per come era stato sino ad allora. Tuttavia, si chiede Settis, “la loro opera comporta davvero un rifiuto drastico della tradizione o la capacità di dimenticarla? […] Tra antico e contemporaneo c’è una perpetua tensione, che continuamente si riarticola nel fluire dei linguaggi critici e del gusto, nei meccanismi di mercato, nel funzionamento delle istituzioni. Talora anche in dura polemica con l’arte del passato, ma senza poterla ignorare”.
I maestri del contemporaneo letti da Settis sono legati al passato, e lo dimostrano chi con la citazione, chi con la parodia. Tutti, con la stratificazione della memoria.

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