Paolo Cottino, è urbanista e policy designer. Ha scritto numerosi saggi e pubblicazioni scientifiche nel campo delle politiche urbane. È socio fondatore di KCity società di professionisti multidisciplinari specializzata nel design strategico per la rigenerazione urbana, di cui da 2014 è Amministratore e Direttore Tecnico. Ha curato progetti risultati vincitori del premio Urbanistica di INU-Urbanpromo nel 2017 e nel 2019. È stato membro dell’area Politiche Urbane dell’IRS e ha svolto per circa un decennio attività di ricerca e insegnamento al Politecnico di Milano. Siede nel Consiglio Direttivo di AUDIS (Associazione Aree urbane dismesse) ed è docente del Master URISE (Rigenerazione Urbana e Innovazione Sociale) presso lo IUAV di Venezia.
Il metodo urbanistico classico, che approccia dal punto di vista “regolativo” il governo dello sviluppo urbano, manifesta in modo sempre più evidente i suoi limiti. Lo strumento dei piani regolatori, concepito in una fase in cui il problema era principalmente quello di controllare e orientare l’espansione dell’urbanizzato, non si rivela particolarmente efficace per incentivare e organizzare le dinamiche di riuso, che oggi costituiscono la priorità per lo sviluppo del territorio. Abbiamo tanti spazi vuoti da rimettere in funzione e a tal fine è indispensabile occuparsi di promuovere processi aggregativi e riaggregativi di tutte le risorse e gli elementi che rappresentano tipicamente gli ingredienti dei progetti di rigenerazione, certamente quelli “hard” (spazi fisici, aree e infrastrutture), ma anche quelli “soft” (i bisogni, le capacità, gli interessi, le aspettative e le ambizioni degli attori che dentro quegli spazi si muovono). Concepire un progetto di rigenerazione urbana significa comporre questi ingredienti, aiutare a supportare la loro integrazione attivando processi che possono seguire dinamiche complesse e variegate: la sfida per il governo urbano è anche (e soprattutto) quella di accompagnarne, orientarne e indirizzarne l’evoluzione.
Questa visione spiega il senso delle attività di place making e gestione strategica della rigenerazione urbana, quale campo privilegiato di innovazione dell’azione urbana. A partire dalla organizzazione di iniziative puntuali di riuso di singoli spazi si possono infatti provare ad attivare sinergie e innescare meccanismi evolutivi che possono riguardare aree più estese e coinvolgere un sistema più ampio di attori. A questo scopo servono competenze specialistiche e metodologie puntuali sia per interpretare il potenziale dei territori, sia per accompagnare la definizione del contenuto specifico delle iniziative da assumere nel breve termine. Su entrambi i fronti il ricorso alla logica dei frattali – che aiuta a scomporre e riconoscere elementi ricorsivi all’interno dei processi – può essere utile ed efficace. Porto due esempi legati all’esperienza di KCity, che opera in questo campo da 14 anni.
Nel primo caso – quello della costruzione dell’Atlante delle periferie funzionali metropolitane, commissionato a KCity dal Ministero dei Beni attività culturali e del turismo nel 2017 – siamo stati chiamati a riconoscere e valutare all’interno del territorio di 10 città metropolitane il mix esistente di attività e servizi a disposizione dei cittadini. Attraverso la scomposizione di concetto di qualità della vita in uno spettro articolato di categorie funzionali – attività e servizi culturali, sociali, commerciali, ecc. – e la rilevazione dei rispettivi indicatori di presenza, ci siamo dotati di uno strumento utile a riconoscere le zone più vitali e variegate del territorio, così come le periferie veramente monofunzionali. In questo caso il frattale non è quindi un elemento che ci serve per generare un modello di sviluppo e fornire nuove regole da replicare, piuttosto un principio che ci aiuta a leggere e interpretare meglio quello che accade. Permette di trovare di quantificare e comparare, di misurare la differenza, generando conoscenze e visioni non scontate. Questo nostro lavoro ha preceduto di qualche anno la diffusione del dibattito sulla “città di 15 minuti”, cioè di una città che organizza la distribuzione dei servizi in una logica di prossimità – così come la strategia nazionale per le aree interne, volta a contrastare lo spopolamento di aree che patiscono la distanza dai servizi essenziali che interessa una vasta parte del nostro Paese. In tutti questi casi la costruzione del sistema di indicatori, il riconoscimento di unità minime, così come la definizione di parametri di riferimento, serve a supporto di letture comparative che sostengano la formulazione di indirizzi e orientamenti.
Nel secondo caso – che ci vede oggi impegnati come advisor di Fondazione Cariplo per l’accompagnamento all’attuazione dei progetti assegnatari dei finanziamenti del bando Spazi in trasformazione – abbiamo il compito di organizzare interventi di riuso “transitorio” di alcuni spazi, ossia iniziative capaci di veicolare dinamiche virtuose di sviluppo e rigenerazione.
Utilizziamo per questo progetto un approccio alla trasformazione degli spazi che in Francia è sperimentato da anni con successo e che stiamo cercando di importare: attraverso allestimenti temporanei e il coinvolgimento delle comunità, si organizzano dei veri e propri test di utilizzo degli spazi vuoti per verificare l’adeguatezza di certe prospettive funzionali e per attivare meccanismi virtuosi che possano poi evolvere in cambiamenti durevoli. Avviene un po’ come nella vita di coppia: si fanno dei tentativi, si ibridano delle funzioni, per scoprire che cosa può portare, davvero, alla creazione di nuovi modelli di sviluppo del territorio. In questo momento stiamo seguendo 11 progetti nel territorio lombardo: il contributo tecnico che ci è richiesto è quello di affiancare gli enti proponenti nella gestione di questi esperimenti, mettendo a valore le nostre competenze metodologiche e la nostra precedente esperienza di casi di successo in situazioni analoghe da cui desumiamo mosse ricorrenti per l’avanzamento del processo. Da questo punto di vista emerge un altro aspetto interessante della logica dei frattali, che lega il potenziale di sviluppo alla individuazione delle mosse-innesco più efficaci.
Foto di copertina Joshua Coleman @Unsplash