L’ossessione per i dati

Il baseball è uno degli sport più popolari negli Stati Uniti.
Da molto tempo ormai è l’analisi statistica a determinare se sia più probabile che una squadra faccia un punto per un “fuoricampo” (il battitore che colpisce la pallina in modo tale da renderla irrecuperabile, conquistando il punto in una volta sola) rispetto una serie di battute valide, che allungano il gioco portando i battitori a conquistare basi e arrivare al punto per gradi.

Secondo le indicazioni di analisi esperti di statistiche, oggi i battitori si concentrano sugli “angoli di lancio” che più probabilmente potranno dare luogo a un fuoricampo invece che sulla battuta valida. Ne è derivata una razionalizzazione statistica del baseball professionistico: meno battute valide, meno corridori da base a base, meno “basi rubate”.

Eppure, erano proprio questi aspetti “irregolari” del gioco a renderlo più avvincente. Il risultato oggi è un gioco più noioso, che fa diminuire gli spettatori.

Il caso del baseball Usa è raccontato da Jerry Z. Muller, professore di Storia alla Catholic University of America e autore di Contro i numeri. Perché l’ossessione per i dati e quantità sta rallentando il mondo (Luiss, 2019).
La tesi di Muller è che -dall’istruzione alla medicina, dal business alla politica, non tanto la quantificazione -di per sé positiva- quanto l’ossessione per i parametri potrebbe non solo portarci in direzioni sbagliate rispetto ai nostri obiettivi, ma soprattutto lontano da quello che è davvero importante.

Photo by kameoelon007 on Canva

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