Mascherine? Ripartire da qui

Il laboratorio di sartoria finanziato a Concesio da Fondazione Cesar (che Excursus ha affiancato nella progettazione di questa iniziativa) è un caso che fa scuola. Ecco perché nel racconto della presidente Mariangela Rossini

“Abbiamo il cuore in Italia e le mani in Sud Sudan. Il virus ha bloccato tutto, lì e qui. Ma in Sudan i casi di Covid sono per ora meno di 100, qui è andata diversamente”.
Mariangela Rossini presidente della Fondazione Cesar parla da Concesio, provincia di Brescia, Val Trompia. Le statistiche descrivono un territorio di circa 5.000 lavoratori – Pmi, artigianato, commercio – un tasso di disoccupazione del 5,5% e un prezzo da pagare al Covid 19 ancora in aggiornamento.
Alle spalle di Fondazione Cesar c’è una storia che parte dalla vita di un sacerdote comboniano, Cesare Mazzolari, che dal 1991 al 2011 ha fatto di Rumbek la sua casa. Dal 2000 la fondazione nata dal suo lavoro ha generato un centinaio di progetti – istruzione, sanità, lavoro – non solo in Africa. Lavoriamo per accendere speranza e donare futuro, si legge sul sito. In Italia e in Africa, vogliamo essere voce di chi non ha voce.
“Quando è scoppiata l’emergenza” spiega al telefono Rossini. “ci siamo subito chiesti cosa fare per Concesio. E non abbiamo dovuto aspettare molto per la risposta”. Perché è arrivata da una decina di donne del paese, che nel 2016 avevano seguito un corso di reinserimento al lavoro, progettato e finanziato dalla Fondazione, attraverso attività di sartoria. Organizzare un laboratorio domestico di mascherine è stato il primo passo. Puro volontariato, produzione in casa e distribuzione gratuita nei giorni iniziali del caos.
Poi gli accordi con i produttori di TNT, tessuto non tessuto usato anche in sanità, e quelli con l’assessorato alle Pari Opportunità del Comune, che ha offerto sede e utenze per un laboratorio vero. “In questi giorni stiamo stilando il calendario dei turni” continua Rossini. E a giorni si parte: 10 lavoratrici con voucher da 250 ore l’una, turni di mezza giornata per conciliare lavoro e famiglia. Il piano è produrre 60mila mascherine a triplo strato – idrorepellente e antibatterico – da giugno a dicembre, per 1.000 lavoratori, circa un quinto degli occupati di Concesio. Il finanziamento della Fondazione è di circa 60.000 euro. “L’obiettivo è duplice – continua Rossini – dare lavoro ed emancipare il più possibile il territorio dal fabbisogno di mascherine”. Realizzate a norma di certificato, in tutto identiche a quelle in uso in ambito medico-chirurgico, assorbenti e idrorepellenti.
L’ambizione è proseguire dopo l’emergenza. Magari per produrre tute, magliette e abbigliamento sportivo per i ragazzi del paese. “Nel nostro territorio il Terzo settore ha reagito bene. Pasti distribuiti, spesa agli anziani, ricette, assistenza medica: abbiamo dato tutti una mano all’amministrazione comunale. Nel mio territorio la crisi ha potenziato collaborazioni in atto e ne he create di nuove”.
E in Sud Sudan? “Non sappiamo quando ripartiremo, ma è tutto pronto per quando sarà”.

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Photo by Vera Davidova on Unsplash

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