Nate da una crisi

Alessandra Delbono è co-Fondatrice e CEO di Melidè, brand di abbigliamento tutto al femminile con una particolare attenzione alla sostenibilità, la cui storia inizia nel 2014. www.melide.it

Alessandra Delbono, avete avuto esperienze di emergenza, o di crisi?

Per noi si tratta di una vera e propria dicotomia, due vissuti molto differenti. Abbiamo sperimentato l’emergenza della pandemia, e oggi percepiamo l’incombere di una crisi.
Sono davvero due percorsi quasi antitetici. Durante la pandemia abbiamo affrontato l’emergenza con grande reattività di fronte a quanto accadeva: reazioni continue a situazioni improvvise e inedite, risposte immediate a sollecitazioni repentine. Eravamo per certi versi avvantaggiate: siamo nate come e-commerce, non ci siamo dovute convertire. Abbiamo un magazzino nostro, esperienza e totale competenza su comunicazione e vendita digitale. Soprattutto, la Sostenibilità era la nostra mission. E avevamo già una “community” che ci seguiva da 5 anni. Il risultato è che durante l’emergenza pandemica siamo cresciute molto.
Oggi la situazione è molto diversa. Accadono cose nel contesto complessivo di cui magari non vediamo subito le conseguenze, ma che scatenano percezioni. E questa percezione ci preoccupa, perché ha i connotati di una crisi.
Viviamo il problema della riduzione del potere di acquisto, o dell’ansia che questa riduzione possa effettivamente realizzarsi. Temiamo il crollo dei consumi di beni come quelli che vendiamo noi.
Non solo. Dopo la crescita degli ultimi anni oggi fronteggiamo la scarsità di materie prime, che richiede forti capacità di investimenti, ritorni nel lungo periodo, in un contesto incerto dove sempre più persone sono meno propense all’acquisto di beni non di prima necessità, come i nostri capi.
Ecco dunque che “emergenza” e “crisi” descrivono due momenti della nostra storia: uno che abbiamo appena vissuto, l’altro che si affaccia sul nostro presente.

Che metodo vi siete date?

Il fattore decisivo è mantenere un’estrema coerenza nel nostro modo di lavorare con i principi che ci hanno ispirato. Quando dobbiamo prendere una decisione, il pensiero è sempre rivolto ai nostri valori. Siamo in otto e dividiamo equamente i ricavi. Non abbiamo gerarchie economiche, tantomeno di governance. Abbiamo i ruoli e scambiamo competenze. Pensiamo che fare moda sia forse futile, ma al tempo stesso una forma di arte e cultura.
Quindi, quando decidiamo ogni nostra azione partiamo da lì. Ad esempio, durante la pandemia a un certo punto ci siamo chieste quali fossero le condizioni di lavoro dei corrieri, che sono attori strategici della nostra filiera di commercio on line. Quando abbiamo capito le difficoltà che molti lavoratori stavano vivendo, specie nei primi tempi del lockdown, abbiamo fermato le spedizioni. Molti ci hanno criticato, mentre la nostra community ha compreso: gli ordini sono aumentati, nonostante il ritardo nelle spedizioni.
Anche nei nostri momenti “pubblici” siamo sempre molto caute. Ad esempio non partecipiamo a dibattiti se alla fine sono collegati alla vendita di prodotti.

Che caratteristiche ha la “vostra” crisi?

Io la vedo come crisi strutturale. Abbiamo bisogno di strutturarci per fare un salto di qualità, e dobbiamo capire come farlo. È una crisi dovuta al fatto che non possiamo più restare quello che siamo: dobbiamo cambiare perché è cambiato il contesto, che è più difficile. E noi siamo cresciute.
Calvino diceva che la crisi è una cosa superabile, mentre il problema è la cancrena. Così la intendiamo noi: crisi come momento in cui qualcosa cambia e si riparte, tirandosi su le maniche. Non è facile: facciamo tutto noi, dal progetto dei prodotti all’individuazione dei fornitori, mettiamo in comunicazione la modellista col laboratorio, raccogliamo gli accessori e mettiamo in piedi la promozione e la vendita. Tre di noi ancora oggi ricamano. I costi aumentano e facciamo fatica a produrre con i tempi che il mercato ci impone.
Ma se guardiamo indietro, siamo nate proprio grazie a una crisi. Una crisi personale, che è una crisi sociale: quella del lavoro femminile. Nasciamo per dare una risposta a quella crisi che ci impediva, e impedisce ancora oggi a tante in Italia, di avere un lavoro e una vita che ci soddisfacessero senza essere costrette ad andare chissà dove.
Ecco che tornano i nostri valori: nel territorio dove siamo sembra quasi impossibile fare una famiglia e avere figli. Occorre andarsene altrove. Invece volevamo dimostrare che le persone devono poter scegliere se restare o andare via dal proprio territorio. Se qualcuno vuole restare deve poter restare, in particolare le donne. E anche il fatto di dividere tutto equamente tra noi rispecchia la convinzione che tutte dobbiamo essere nelle condizioni di non dover dipendere economicamente da nessuno.

Photo dal sito Melidè – www.melide.it

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