Dal 2018 Giulia Tornari è direttrice dell’Agenzia Contrasto (www.contrasto.it), una realtà unica nel mondo dell’immagine che dal 1986 costituisce un punto di riferimento per la fotografia di qualità. Nel 2011 ha fondato Zona, associazione che sviluppa progetti documentari dedicati ai nuovi linguaggi della fotografia, del video, del giornalismo (www.zona.org).
«Vale la pena partire da una riflessione su quello che ho visto in questi mesi, a partire dalla mia esperienza professionale, che è quella di produrre fotografie e distribuirle sia nel mercato editoriale nazionale e internazionale sia in ambito commerciale, sia nella realizzazione di progetti culturali.
Il primo passaggio è stato dunque confrontarsi con il periodo che abbiamo vissuto nell’inverno 2020, e che stiamo tuttora vivendo, che ha avuto come protagonista la pandemia da coronavirus, che ci ha colpito tutti sebbene in modi differenti. Inizialmente ne siamo stati travolti ma poi abbiamo reagito e a Contrasto abbiamo coinvolto i fotografi a produrre nuovi lavori che documentassero ciò che stava accadendo intorno a noi.
Da qui è nato il progetto fotografico Il diario visivo al tempo del coronavirus, una collezione di fotografie pubblicata quotidianamente sulla nostra pagina Instagram @contrasto_photographers. Con l’hashtag #CVVisualDiary abbiamo coinvolto la nostra community chiedendo di postare le fotografie che stava producendo sul tema del Covid-19.
Lo sguardo collettivo ci ha restituito una rappresentazione fotografica corale dell’Italia al tempo del Covid-19 che è diventata una mostra fotografica allestita durante il festival Lectorinfabula.
Oggi stiamo continuando a documentare la pandemia nel nostro paese, ma oltre a dedicarci alla documentazione della news, stiamo riflettendo con alcuni fotografi su come sviluppare delle idee progettuali più approfondite che possano portare avanti anche una riflessione sullo stato dell’Italia e sul suo futuro».
Come organizzare il futuro?
«Mi piace pensare che il futuro si baserà sulla convivenza tra le possibilità che ci sono offerte dal web e una maggiore consapevolezza dell’uso del nostro tempo e maggiore cura del territorio in cui viviamo. Credo che nel mio lavoro la combinazione ideale sia la capacità di pensare a idee progettuali che abbiano una doppia costruzione: devono essere applicabili al web e sfruttarne le sue potenzialità presentandole a una possibile platea globale, ma anche essere significative e applicabili attraverso delle installazioni per un territorio e per dei cittadini che possano goderne in maniera fisica.
Questo tempo che potremmo quasi definire sospeso lo possiamo utilizzare per studiare e prepararci per il futuro che ci aspetta».
Come devono cambiare le organizzazioni?
Possiamo sicuramente affrontare dei cambiamenti nella modalità di organizzazione del lavoro e migliorarne la qualità dove questo è possibile, ripensare come rendere il lavoro più agile sfruttando le possibilità che ci arrivano dal digitale. Ma non dobbiamo abbassare la guardia sui diritti acquisiti dai lavoratori perché in un momento così difficile è facile che i più forti possano prendere vantaggio sui più deboli. Al momento a Contrasto stiamo sperimentando un mix tra smart working e lavoro in presenza, le riunioni sono settimanali ma si svolgono tutte su piattaforme digitali. Sembra una modalità che funziona abbastanza bene. Si mantiene la produttività e il tessuto delle relazioni tra le persone non ne soffre troppo».
E l’Italia è un Paese molto lento.
«In questo momento bisogna studiare, provare a capire cosa ci aspetta nel futuro prossimo, individuare le opportunità, soprattutto da quelle che nascono dall’applicazione delle nuove tecnologie.
Nel mio lavoro ho un confronto quotidiano con l’editoria mainstream, e francamente in Italia non vedo grandi novità né sul fronte della produzione di contenuti né sulla modalità della loro presentazione ai lettori. Sono un’appassionata di giornali e mi piacerebbe veder ricostruire un patto tra editori e lettori con il fine di superare la grave crisi che il sistema editoriale sta attraversando. Le aziende invece mi sembra siano un po’ più vivaci nel cercare nuove opportunità: sono più reattive nel dialogare con le novità, ad esempio con i social. Nel momento specifico a Contrasto stiamo iniziando a vedere un po’ di movimento; per ora molte richieste che ci arrivano sono basate sull’utilizzo di materiali fotografici provenienti dagli archivi che distribuiamo, sono poche invece le richieste di nuove produzioni che coinvolgano i fotografi».
La fotografia ha vissuto negli ultimi anni molti cambiamenti.
«È cambiato tutto in pochissimi anni con l’avvento del digitale. Abbiamo infatti assistito alla grande diffusione della fotografia, in ultimo tramite l’uso degli smartphone e dei social, che oggi è davvero alla portata di tutti. Questo vuol dire generare interesse da parte di un pubblico enorme, che si traduce in un periodo di grande attivismo e potenzialità. Un periodo che non esito a definire molto positivo».
Photo by Devin Avery on Unsplash