Il Festival del Fundraising visto da Excursus+
Quando si parla di cambiamento autentico nelle organizzazioni si parla di valori, visioni, persone e condivisione di esperienze e di linguaggi. Si parla, quindi, di relazioni.
Occuparsi di reti e relazioni è una delle nostre passioni: crediamo infatti che sia la chiave per affiancare le organizzazioni nel riappropriarsi e nel condividere le proprie sfide e nel portare avanti i propri progetti.
Se consideriamo poi che curare la propria rete sia diventata una necessità -il covid ce lo ha mostrato chiaramente-, non ci stupisce che IL tema emerso in tutti gli incontri del Festival del Fundraising a cui abbiamo partecipato sia stato proprio “la relazione”.
Dal 7 al 9 luglio ci siamo immersi nel festival dedicato al non profit con lo spirito di ascoltare best practice, raccogliere stimoli per rafforzare le nostre conoscenze di fundraising e metterle a frutto nei percorsi di affiancamento alla ricerca di finanziamenti delle organizzazioni.
Abbiamo individuato 3 filoni dedicata alla relazione:
- La relazione nel “mondo disintermediato”
- La relazione con i donatori
- La relazione nel digitale
- Relazione nel “mondo disintermediato”
Il “mondo disintermediato” è quello privo di intermediari tra donatori e beneficiari, un nuovo modello di fundraising che non passa dalle organizzazioni, richiede maggiori risultati e una più audace corporate responsability (Valerio Melandri, Effetto Ferranez – Le donazioni senza passare dalle nonprofit: problema o opportunità?).
In questo scenario gli enti non profit sono spinti ad assumere un ruolo diverso e a instaurare una differente relazione con i donatori che li aiuti a focalizzare il valore aggiunto della loro donazione.
Come aiutarli a riconoscere il valore aggiunto? Tre gli elementi su cui puntare:
- Impatto e duplicabilità della donazione
- Advocacy – portare i riflettori su temi o bisogni nascosti
- Fiducia – tramite i risultati
2. Relazione con i donatori
Quando ci si relaziona con un donatore bisogna dimostrargli che siamo l’organizzazione giusta.
Per questo motivo è importante:
- qualificarsi e distinguersi
- definire i nostri obiettivi e i nostri valori
- definire una modalità di racconto e dialogo che sia concreta e diretta
- raccogliere i contatti con la consapevolezza che ne abbiamo già molti (volontari, colleghi, etc)
- aumentare l’audience e fornire informazioni ai nostri donatori affezionati
Bisogna, cioè, considerare che il “fundraising non è un evento, ma un processo” (Stefano Malfatti, 7 passi per cominciare a fare bene fundraising) e in questo processo avere una visione Human Centric (non donor centric): parliamo con persone e dobbiamo creare “esperienze straordinarie”, emozionare, sorprendere e coinvolgere attivamente il donatore, “poi sarà lui a fare il passo in più”.
Le nostre azioni non devono convincere ma devono far percepire un valore aggiunto alla relazione (es. lettere di ringraziamento) rendendolo partecipe ma anche testimone del lavoro fatto.
Al fundraiser, quindi, spetta “unire i puntini” che già ci sono (Roger Bergonzoli, Rendi il donatore l’EROE della tua Causa).
Quando il donatore è una fondazione o un’azienda bisogna considerare le reali aspettative.
Le fondazioni hanno bisogno di definire come/dove agire perché hanno pochi fondi e per questo definiscono regole, vogliono un impatto verificabile e vogliono valorizzare il loro expertise.
Le aziende vogliono rafforzare il brand, per cui bisogna garantire una forte comunicazione, bisogna essere rapidi (Stefano Oltolini, Convincere i grandi donatori, le fondazioni e le aziende a donare fondi per la tua non profit) e costruire una “interlocuzione onorevole” che valorizzi la partnership: siamo alla pari con le aziende. (Roberto Vignola, Quando il budget è piccolo..investi sul team per assicurarti partnership aziendali di successo).
3. Relazione nel digitale
L’impossibilità di realizzare eventi in presenza durante i mesi di lockdown ci ha spinto a imparare a gestore le relazioni in maniera differente: sia private, sia con il team, i donatori e le community.
Il digitale offre strumenti che favoriscono le attività e la creatività: è importante, soprattutto a distanza, mantenere un coinvolgimento attivo che stimoli curiosità e porti innovazione in ciò che si realizza (Luigi Somenzari, Matteo Fabbrini, Strumenti pratici e ricette pronte all’uso per costruire una community digitale capace di volare più in alto di un supereroe).
Ci deve essere una comunicazione interattiva e bidirezionale per favorire il senso di partecipazione.
Come fare ad alimentare le relazioni con i donatori a distanza?
Attraverso la comunicazione personalizzata: profilare i donatori per creare un dialogo autentico e rendere il donatore un attore attivo. (Marco Cecchini, Dalla Landing page UX all’App Donor Care per un nuovo digital mobile fundraising)
Queste tre giornate sono state un’occasione di contaminazione e rafforzamento di conoscenze di fundraising che Erica Profeta, esperta di bandi e funding mix, ha elaborato nel diario di Bordo di Excursus+ e che metteremo a frutto per guidare le organizzazioni in percorsi di crescita con ancora più competenze e strumenti.
Se vuoi conoscere i nostri servizi di consulenza e affiancamento nella ricerca di finanziamenti contattaci a info@excursusplus.it
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