Rene Girard, una storia di vittime sacrificali 

L’antropologo francese René Girard, professore di letteratura comparata presso la Stanford University, si è occupato a lungo della figura del capro espiatorio.

Nel 1972 (esattamente 50 anni fa) pubblica il suo celebre “La violenza e il sacro”, dove per la prima volta appare il tema del capro, o meglio del “meccanismo vittimario”: quando la violenza non può scaricarsi sul nemico che l’ha provocata, si sfoga su un bersaglio sostitutivo.

Il tema viene ripreso 10 anni dopo, nel 1982, col libro che si intitola proprio “Il capro espiatorio” (in Italia per Adelphi) nel quale Girard esamina, tra gli altri, i testi di persecuzione, risalenti al XIII secolo, che addossavano agli ebrei le accuse di infanticidio, di incesto, di avvelenare i pozzi, che sono stereotipi persecutori rintracciabili in molti miti. Così per la persecuzione degli ebrei durante la peste nera o la caccia alle streghe.

“In questo saggio -scrive il curatore- egli prende per mano il lettore e, passo per passo, illumina in modo definitivo quel meccanismo della persecuzione e del sacrificio a cui già aveva dedicato La violenza e il Sacro.
Girard è sempre stato chiarissimo, ma forse mai lo è stato come nel “Capro espiatorio” – ed è impossibile sottrarsi alla luce cruda e netta che viene gettata su alcuni temi che per forza ci riguardano tutti”. 

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