Secondo l’Eurostat, l’Italia è all’undicesimo posto in Europa in merito alla retribuzione lorda mediana, dietro a tutte le maggiori economie continentali (in testa la Danimarca) salvo la Spagna.
Ma i dati sono riferiti al 2018, prima della pandemia.
Per lo stesso anno, l’Istat stima che la retribuzione oraria media dei lavoratori italiani sia di 15,8 euro, ma con due precisazioni fondamentali.
La prima: per le donne il dato scende a 15,2 euro l’ora, mentre per gli uomini sale a 16,2 euro l’ora.
La seconda: i dipendenti con contratto a tempo determinato hanno una retribuzione media oraria più bassa del 29,7% di quelli con contratto a tempo determinato.
E nel part-time, che interessa soprattutto le donne, il divario, rispetto al full-time, sale al 31,1%.
La retribuzione media annua per un italiano è dunque di circa 35mila euro, con un differenziale retributivo di genere del 6,2%. Ma anche in questo caso con una precisazione importante: la differenza di paga tra uomini e donne è del 17,7% nel comparto privato, e del 2% in quello pubblico (ovviamente sempre a favore dei primi).
Sempre secondo l’Istat, le retribuzioni aumentano al crescere del titolo di studio, delle competenze del lavoratore, dell’età e dell’anzianità lavorativa in azienda. Un laureato guadagna in media il 46% in più di un diplomato, ma è proprio tra i laureati che il divario di genere è più alto (fino al 18%).
Infine: nel 2018, i lavoratori pubblici hanno guadagnato in media il 37 per cento in più di quelli privati.
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