Scelta, consapevolezza, coraggio

Chi sono? Chi siamo? È da queste due domande che cominciamo.
Da quello che c’è, per capire cosa è bene che si trasformi, bene per la persona, bene per le organizzazioni. Il tema dell’identità è connaturato a quello della rinascita. L’io del passato è lo stesso che emerge dalla rinascita? O la rinascita è una delle manifestazioni di quello che è in realtà un processo di identificazione?
Sono propensa a credere più alla seconda ipotesi. Riprendo alcuni spunti che arrivano da Carl Rogers e James Hillman per riflettere sul fatto che ognuno c’è per cercare il proprio scopo, per perseguire la propria realizzazione. E tutto questo come avviene, se non attraverso processi di morte e rinascita?

È tuttavia anche vero che un’essenza rimane, e che c’è un nucleo caratterizzante, originario, unico. È talmente vero che, per quel che mi riguarda, tutte le attività -anche quelle professionali- sono state messe duramente in discussione nel corso della mia vita. È come un filo rosso che mi accompagna da quando ho iniziato a esistere. La vita stessa ci porta a guardare profondamente dentro di noi, per esser quello che si è. Spesso lo chiamiamo “io” ma è l’essenza di una persona, in quella forma, in quello spazio che occupa. È una sensazione molto intima, perché occorre fare un passaggio con l’essenziale, cioè con quello che definisce l’essenza di quello che sono, di quello che siamo. Anche per poter alleggerire il carico, per risparmiare energie, per convogliare le risorse verso ciò che vuole nascere di nuovo.

Vorrei soffermarmi su questo punto: ho scritto di leggerezza, di efficienza nella scarsità di risorse, ma soprattutto ho parlato di scelta. La rinascita è una scelta? In che termini? Nella sua attuazione, nella sua modalità o in entrambi i casi?

Per rispondere, vorrei partire dalla differenza che intercorre tra sacrificio e pazienza. Affidandosi alla seconda, si alleggerisce davvero il carico di fatiche che la vita comporta. Farlo con sforzo -sacrificio- rende tutto ancora più faticoso. È un processo, necessario, e va compreso bene: devo sentire dove voglio andare, farmi domande, dandomi tempo, uno spazio, addirittura un “vuoto”. Va compreso quali sono le risorse di cui si ha bisogno per la rinascita. Si tratta di una condizione necessaria -ma attenzione, non sufficiente- alla rinascita. Poi quel che serve è la volontà.

L’unicità di noi tutti è una tensione che facciamo fatica a dirci, ma c’è. Spesso sono rocambolesche e faticose le vie che portano all’emersione della propria essenza verso il suo spazio vitale. Ma quel nucleo pulsa e, prima o poi, viene alla luce.

Rispetto a ciò, pongo l’attenzione su un elemento. Mentre nulla possiamo fare su dove si nasce, diventa importante assumersi la responsabilità, nei tempi e nei modi possibili, del contesto in cui si rinasce. Mi spingo a dire che questa responsabilità coincide con la stessa volontà di rinascita. E questo vale molto per le organizzazioni.

C’è dunque un’altra parola sulla quale concentrarsi ed è “consapevolezza”, che tradurrei con l’attitudine ad allenare uno sguardo attento. Nell’accostare questi termini (consapevolezza/sguardo, allenamento/ricerca) è importante evocare costanza e caparbietà. In questo consiste l’allenamento: insistere anche quando non ci credi, anche contro la ragionevolezza. Ostinazione e autenticità sono in realtà una presa in carico di me stesso. Solo così quel che all’inizio sembra una cosa faticosa, alla fine non è più uno sforzo, ma una necessità. Ovviamente questo comporta anche fare i conti con la frustrazione. Ma guai a non prenderla in carico.

C’è una riflessione finale, e ha a che fare con il coraggio. La rinascita non è solo scelta, ma scelta coraggiosa. Sei sul ciglio di un dirupo profondo, e dopo aver fatto tutte le tue considerazioni, c’è il momento in cui ti devi buttare. È quasi un atto di fede. Non si tratta di inconsapevolezza o di incoscienza, ovviamente. Semmai una scelta, coraggiosa, in-coscienza. E se è vero tutto quello che è stato detto, il fallimento è contemplato.

Tutti viviamo momenti, o periodi, di crisi e frustrazione. Ma nella vita nulla è un fallimento. C’è un errore, qualcosa che non è andato, e questo porta a frustrazione, con cui fare i conti. Ma il fallimento sembra troppo definitivo, nella vita reale non esiste.

Photo by Cassandra Ortiz on Unsplash

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