Nel mio lavoro mi ritrovo spesso a dover affrontare spazi che non conosco, inediti. Ogni volta faccio la stessa cosa: osservo con attenzione. Non mi oppongo. Se parti osservando uno spazio con gli occhi delle cose che devi farci dentro, non andrà mai bene, non sarà mai del tutto adeguato al progetto che hai in mente.
Devi piuttosto essere pronto con un arsenale di idee, per adattare il tuo progetto allo spazio che hai a disposizione.
Ho avuto vari maestri che mi hanno fatto capire questo principio, anche quando ero un manager e avevo a che fare con clienti che dovevano intraprendere un’attività. Io penso che è un po’ come quando devi preparare la cena, apri il frigo ed è inesorabilmente (quasi) vuoto. E quindi mi ingegno per cucinare con quello che c’è. L’attore fa una cosa analoga: entrare in contatto con lo spazio, lo vive, si adatta. Sembra una riflessione mistica, ma è molto più concreta.
È la ricetta che ti indica come lavorare in qualsiasi tipo di spazio.
In questi ultimi 20 anni ho fatto esperienze spaziali un po’ dappertutto. E spesso ho sbagliato: ho fatto spettacoli in posti che poi si sono rivelati non adeguati (come quella volta in un centro commerciale…). Però ho imparato. Ho imparato che lo spazio è il luogo dove guardi, respiri, aspetti una risposta, in un rapporto a due nel quale tu non devi essere un colonizzatore che mette la propria bandiera, come a dire “io domino lo spazio”.
Dopo una cattiva esperienza con un teatro, tanti anni fa abbiamo immaginato di mettere in scena i nostri spettacoli in un “giro della città”. Abbiamo fatto rappresentazioni anche dove non avremmo dovuto, e spesso abbiamo anche avuto la tentazione di sperimentare soluzioni bizzarre -una cosa molto milanese…-. Ma abbiamo capito che con la provocazione bisogna stare attenti, perché rischia di prendere il sopravvento rispetto al messaggio che vuoi far passare. Lo spettacolo nel luogo impensabile diventa una “trovata” che magari ha anche un risvolto mediatico, ma non aggiunge nulla ai tuoi contenuti.
La verità è che è faticoso gestire gli spazi, e bisogna sempre chiedersi chi li abita, chi ci lavora.
E per quel che è possibile mettersi in relazione con chi è arrivato ben prima di te, che ha molto da raccontare. Lavoriamo sui territori della nostra città e questa è la chiave per evitare di dover ricominciare sempre tutto da capo. Leggere lo spazio è anche questo: vivere un quartiere, fare coesione sociale e all’interno di questo processo -faticoso, esaltante- fare il proprio lavoro.
Che nel nostro caso è cultura. La tua vita cambia e mi spingo a dire che un artista cambia la vita del quartiere. E quindi ancora una volta, il segreto dell’utilizzo dello spazio non è tanto come usare lo spazio, ma come cooptare i suoi abitanti.
Il rapporto con lo spazio è un “botta e risposta”. Proponi, attendi il rilancio. Noi organizziamo in una piazza del nostro quartiere una festa da qualche anno. Con una proposta prima leggera, in attesa di un riflesso. L’ultima volta siamo arrivati a organizzare un concerto diffuso tra i balconi delle case che si affacciano sulla piazza. Non avremmo potuto farlo alla prima edizione. Abbiamo dovuto costruire fiducia.
Ma attenzione ai luoghi comuni: attenzione a dire che la cultura salvo uno spazio e lo riqualifica. Non è detto. Un luogo deve essere sano, e dove non ci sono servizi non è facile fare cultura. Quando si mescola cultura e sociale bisogna stare calmi, fare le cose con attenzione. Come quando vai dallo psicanalista: non puoi pretendere di aver risolto tutti i tuoi problemi dopo la prima seduta. Serve un rapporto lungo, come un fidanzamento.
E infine: negli spazi ci sono anche gli ostacoli. E agli ostacoli bisogna volergli bene. Gli imprevisti ti insegnano, ti fanno fare ginnastica. Non li vuoi, ma se decidi di saltare l’ostacolo ti alleni e impari delle cose.
Nella vita come nel teatro, la produzione nasce dalla mancanza. Per generare idee nello spazio devi averne il bisogno, non il vezzo. Se non c’è il bisogno l’idea non tiene. In qualche modo bisogna iniziare, e non bisogna avere paura di sbagliare. Il tempo è un grande alleato dello spazio, laddove ti interroga su come dare continuità ai progetti su cui lavori, ai posti che abiti. Che sono i veri protagonisti dello spettacolo.
Aprite il frigo e vedete che cosa c’è dentro.
Manuel Ferreira è un attore e autore teatrale (con una laurea in Economia e Commercio). Con le attrici Elena Lolli e Annabella Di Costanzo compone la Compagnia Alma Rosé, con cui realizza spettacoli che spaziano dalla fiaba alla narrazione del presente. Oltre alla realizzazione di spettacoli, svolge attività formative, conduce seminari e laboratori nelle scuole, nelle università e per le aziende.