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Stili di vita

Il 10 settembre Coop ha presentato come ogni anno il suo “Rapporto”
(www.italiani.coop), “Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e domani”.
Il dato di partenza è “la più grave recessione dal secondo dopoguerra”:
“La pandemia ha impattato pesantemente sulle condizioni di vita degli
italiani già logorati da oltre un decennio di crisi economica.


Ma se il risultato complessivo è sicuramente negativo, l’ampiezza e la durata degli effetti è molto differenziata.

A percepire uno shock maggiore sono soprattutto i ceti popolari, le donne, i lavoratori autonomi, gli over 50″ si legge nel rapporto.
Secondo il quale, il Paese vive in una sorta di “bolla”: l’84% degli italiani ha rinviato almeno un’attività o un progetto di vita a causa dell’emergenza sanitaria, e non meno di 3,1 milioni di famiglie prevedono di spendere più di quanto guadagnano, anche una volta che l’emergenza sanitaria sarà rientrata.


La nuova normalità degli italiani passa anche dal rapporto con gli spazi consueti di vita e di lavoro, che verranno in qualche modo rimodulati e riequilibrati.
Stando ai risultati del sondaggio realizzato, infatti, la casa sarà la “comfort zone”: aumenterà la socialità tra le mura domestiche a scapito della vita sociale in locali o luoghi di cultura, e perfino gli hobbies saranno sempre più casalinghi.
Dall’altra parte, il Rapporto stima che la percentuale di italiani che svolgerà almeno una giornata di lavoro da remoto quintuplicherà nel 2021 rispetto al 2019, passando da 570mila a 3,3 milioni di persone (pari al 16% degli occupati: durante il lockdown era il 34%).
Il sondaggio indica che solo un terzo dei lavoratori (soprattutto uomini) vorrebbero uno smart working totale, mentre oltre la metà preferisce una soluzione parziale (solo qualche giorno la settimana).

Photo by Daniel Hansen on Unsplash

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