Simmaco Perillo è presidente della cooperativa sociale “Al di là dei sogni” di Maiano di Sessa Aurunca, in provincia di Caserta, una realtà nata nel 2004 da un gruppo di giovani professionisti e provenienti dal mondo del volontariato. Accanto ai servizi esclusivamente di tipo A -e quindi di servizi alle persone- ha inteso perseguire l’interesse generale della comunità e nello specifico dei soggetti provenienti dai diversi percorsi di fragilità psico-sociale attraverso l’inserimento lavorativo (tipo B), la restituzione di una dignità che si realizza attraverso un progetto di vita, utilizzando la metodologia del Budget di Salute e lo strumento del PTRI (Progetto Terapeutico Riabilitativo Individualizzato) che opera per un graduale processo di capacitazione della persona che da utente svantaggiato diventa socio.
Dal 2009 gestisce un bene confiscato a Maiano di Sessa A. (CE) nell’alto casertano. Il bene è intitolato alla memoria di Alberto Varone, vittima innocente del territorio, e consta di circa 17 ettari di terreno su cui la cooperativa negli anni ha realizzato un’azienda “diversamente” agrituristica con attività multifunzionali. La cooperativa ha 27 dipendenti.
Perillo è anche presidente di NCO (Nuova Cooperazione Organizzata) un consorzio di cooperative sociali che mira alla restituzione di diritti, dignità e opportunità alle persone, con particolare attenzione per i soggetti svantaggiati. In totale sono 120 persone in 7 cooperative.
“Lavoro in una cooperativa sociale di tipo mista, quindi nel nostro caso devono coesistere servizi alla persona (come case famiglia, o l’assistenza domiciliare) con dinamiche più tipiche di un’impresa, in particolare impegnata nella gestione di bene confiscato. Vuol dire fare agricoltura, vendere prodotti on line e a scaffale, promuovere un marchio, condurre un agriturismo e la ristorazione…
Sono due mondi diversi”.
Partiamo dall’ambito socio-assistenziale
“Qui al Sud ci battiamo ancora con problematiche relative alla possibilità di avere un lavoro remunerato adeguatamente. Il nostro ambito di riferimento è quello delle commesse pubbliche, e ancora oggi abbiamo code di bandi gara dove non viene rispettato il costo orario previsto dai contratti nazionali.
C’è poi un’altra dinamica, ovvero il cronico ritardo dei pagamenti da parte della Pubblica amministrazione, che comporta problemi di carattere finanziario, prima ancora che economico.
Questo mette in sofferenza le realtà, anche se i bilanci sono a posto, perché c’è difficoltà ad avere accesso al credito e quando avviene stai di fatto dando a una banca quel poco di utile che eri riuscito a ottenere. Questo riduce la possibilità di investimento, e di programmazione, tanto che da queste parti dedicarsi al servizio sociale non è quasi più conveniente. Col rischio che nel mercato si inseriscano realtà legate alla criminalità, per le quali non esiste un problema di mancanza di liquidità.
Ovviamente questo si ribalta sui lavoratori, che non ricevono lo stipendio, in un meccanismo che denigra il lavoro svolto, in tutti i suoi aspetti”.
La cooperazione di tipo B invece, ovvero quella che dà lavoro?
“Siamo ormai pochissimi in Campania a fare inserimento cooperativo. Credo sia una questione anche storica, legata alle dinamiche che si affrontano nel tentativo di reinserire chi viene dall’area dello svantaggio.
Un primo tema è che -e su questo la normativa non è chiara- non tutte le persone che reinseriamo nel mondo del lavoro riescono ad avere la forza, o la capacità, di esserlo fino in fondo. Dovremmo avere possibilità di contratti più sensibili, per venire incontro alle persone: il reinserimento fa parte di un percorso terapeutico, di riattivazione della dignità.
Noi nei momenti di crisi rispondiamo con la flessibilità. Costruiamo multifunzionalità, costruiamo il lavoro intorno alle persone che incontriamo, attraverso le tante cose che facciamo. Così affrontiamo le difficoltà finanziarie. È la nostra strategia per non gravare sugli stipendi e non far perdere il lavoro.
E poi c’è l’elemento cooperativo: la prassi democratica che è tipica della nostra organizzazione fa sì che decidiamo insieme quali siano gli stipendi. Coi bilanci in mano, a seconda dei problemi e delle risorse”.
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