È sempre l’ora del tè, è sempre l’ora dei bandi

Nel 2019 avevamo preso in prestito un’immagine da Alice nel Paese delle Meraviglie per raccontare il mondo dei bandi: è sempre l’ora del tè, allo stesso modo, è sempre l’ora dei bandi.

A distanza di sette anni quella frase continua a essere vera: i bandi non escono quando ne abbiamo bisogno. Hanno tempi propri, seguono programmazioni, priorità e scadenze degli enti finanziatori. Per intercettare le opportunità che possono sostenere i nostri progetti e le nostre organizzazioni dobbiamo essere capaci di osservarne il flusso in modo continuativo.

In questi sette anni, però, è cambiato molto il contesto in cui lo facciamo.
Sono cresciute la quantità di informazioni disponibili e la facilità con cui possiamo accedervi; si sono moltiplicati gli strumenti per cercare e monitorare opportunità e le intelligenze artificiali hanno facilitato la capacità di leggere, confrontare e mettere in relazione grandi quantità di informazioni (di come usiamo le AI, abbiamo scritto qui).

Nel 2019, una delle questioni che incontravamo nelle organizzazioni che accompagnavamo era innanzitutto riconoscere che i bandi ci fossero – e fossero molti – e che il vero problema era saper scegliere quello giusto.
Oggi trovare opportunità è diventato apparentemente più facile. Ma proprio per questo, più diventa facile trovare bandi, più diventa importante sapere quali ignorare.
Perché è sempre l’ora dei bandi, ma non è sempre l’ora di candidarsi.

Monitorare non significa accumulare opportunità. Significa riuscire a ridurre il rumore, riconoscere ciò che è rilevante e dedicare attenzione alle opportunità che meritano davvero di essere approfondite.

Prima del bando viene l’organizzazione: la sua strategia, i progetti che vuole realizzare, le relazioni che ha costruito, le competenze di cui dispone, le risorse che può investire e il modo in cui intende rendere sostenibile nel tempo ciò che fa.
È qui che entra il Funding mix: un bando è la possibilità – spesso utile e necessaria – dentro un ecosistema più ampio di risorse e interlocutori.

Se partiamo dal bando e solo dopo ci chiediamo che cosa potremmo farci entrare, rischiamo di piegare la progettazione alle opportunità disponibili. Se partiamo dall’organizzazione, possiamo invece domandarci quali risorse e quali interlocutori siano coerenti con la direzione che abbiamo scelto.

La domanda allora non è soltanto quale sia il bando giusto. Diventa: ha senso, per questa organizzazione partecipare a questo bando, in questo momento e in previsione del futuro?

La coerenza tra gli obiettivi del bando e quelli del progetto resta indispensabile. Ma è necessario chiederci anche se possiamo sostenere il cofinanziamento e le eventuali anticipazioni (a proposito di Ciclo della fame, abbiamo scritto qui), se abbiamo le competenze e le partnership necessarie, se i tempi sono compatibili con quelli dell’organizzazione. E ancora che cosa non faremo mentre saremo impegnati a preparare e, eventualmente, gestire quella candidatura.
Perché anche una buona opportunità ha un costo. Tempo, energie, relazioni, capacità amministrativa e progettuale sono risorse limitate.

Monitorare significa prepararsi a scegliere. Costruire nel tempo una conoscenza dei finanziatori, dei loro orientamenti, dei programmi che ritornano e delle priorità che cambiano. E mettere continuamente questa conoscenza in relazione con quella dell’organizzazione.
È in questo che si inserisce Il Bando nella matassa: dodici anni e quarantamila bandi letti, uno per uno, non accumulati ma verificati e messi in relazione tra loro – questo è il servizio che mettiamo a disposizione delle organizzazioni per orientare le proprie scelte, acquisire consapevolezza e mettere a fuoco obiettivi e strategie di finanziamento.

Continuiamo a pensare che sia sempre l’ora dei bandi (e del tè). Non perché ci sia sempre un bando a cui candidarsi, ma perché le opportunità continuano a muoversi indipendentemente dai nostri tempi. Monitorarle serve a non farci trovare impreparati e impreparate. E, soprattutto, a poter scegliere.


È sempre l’ora del tè, è sempre l’ora dei bandi (versione 2019)


Le opportunità di finanziamento sono molteplici e il rischio, se non sappiamo cosa stiamo cercando, è quello di non trovare nulla e farci cogliere da un senso di frustrazione e dal pensiero che i soldi non ci siano. Ma non è così.

Procediamo per step.

Il primo passo da compiere riguarda l’idea progettuale o il servizio (già in essere) per cui ci viene richiesto di cercare dei finanziamenti. Ogni progetto risponde a esigenze specifiche, ha target e territori/comunità di riferimento differenti, diversi livelli di innovazione (probabilmente se risponde a un bisogno primario non esprime nessuna carica innovativa). L’analisi delle differenze insite in esso permette di cogliere, secondo un’ottica di funding mix, plurime opportunità di finanziamento: diversi strumenti per finanziarlo (bandi, erogazioni a sportello, fundraising, finanza di impatto…) e diversi enti finanziatori con cui poter interloquire. Più è approfondito il livello di comprensione del progetto/servizio da parte del fundraiser e maggiori sono le strade di finanziamento che possiamo proporre al nostro cliente.

A fronte delle tante opportunità di finanziamento, in questo spazio di scrittura ci soffermiamo esclusivamente sui bandi e, a tal proposito, il secondo passo, come ricorda Alice nel paese delle meraviglie, è quello del tè: È sempre l’ora del tè, e negli intervalli non abbiamo il tempo di lavare le tazze. È sempre l’ora dei bandi. I bandi, infatti, non vengono pubblicati quando li si desidera e nonostante ciò il loro flusso è continuo. Secondo l’Osservatorio del Bando nella matassa, la media giornaliera dei bandi attivi nel corso del 2018 è stata di 950 (rivolti a enti profit, non profit, pubbliche amministrazioni, operanti in Italia ma anche all’estero); mediamente ogni 2 settimane sono 145 i nuovi bandi pubblicati da istituzioni pubbliche, da imprese e da fondazioni. Gli ambiti a cui afferiscono sono diversificati: dal welfare alla cultura, dall’innovazione tecnologica alla formazione, dall’imprenditorialità alla cooperazione sociale o internazionale.

Terzo passo strategico è dunque quello di orientarsi all’interno di questo flusso continuo e imponente, di non lasciarsi travolgere, dotandosi di opportuni strumenti di monitoraggio che permettano ai fundraiser di tenere sotto controllo, con efficacia e senza dispendio di tempo, tutte le opportunità.

Il quarto passo da mettere in atto riguarda il giusto bando: come sceglierlo? Come investire in tempi di progettazione e di interlocuzione con un ente finanziatore, certi che al momento dovuto, senza dispendio di energie, il finanziamento arriverà? Il bando è vincolante e rigido (a differenza di altre forme di finanziamento); ciò che il finanziatore desidera finanziare è ciò che sta scritto nel testo del bando: nulla di più, nulla di meno. La coerenza dunque fra gli obiettivi del bando e il progetto da finanziare deve essere massima, ma ciò non è comunque sufficiente. Il bando prevede l’erogazione di un contributo che per la sua entità e che per i suoi tempi di erogazione deve essere effettivamente sostenibile per chi riceverà tale finanziamento. Le competenze richieste all’organizzazione che propone il progetto (e/o alla partnership) devono essere prontamente riscontrabili. Qua mi interrompo ma le indicazioni non si esauriscono. Il bando va letto, approfonditamente e a esso è necessario attenersi.

Il giusto bando è dunque quell’opportunità di finanziamento che ci permette di fornire gambe e ossigeno a progetti e servizi; se così non è ci troviamo di fronte a una perdita di tempo e, indubbiamente, di risorse economiche. O il bando è giusto o non è.

(Maria Chiara Cremona)

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