Impresa e imprese, essere e fare: così prima ancora di pensare all’impresa che siamo, alle imprese che accompagniamo, ci sono delle imprese che raccontano di un passo in avanti fatto da uno o tanti uomini e donne e che ha lasciato un segno indelebile rispetto a ciò che sono, a ciò che siamo: l’impresa grande di Marco Polo in Cina; quella di Lord Shackleton verso l’Antartide; le imprese di Marie Curie in ambito chimico; le imprese di tanti movimenti sociali (urbani e non) per il riconoscimento di diritti negati così come quelle dei padri fondatori dell’Unione Europea… storie di uomini e di donne che parlano di momenti di non ritorno, storie di chi ha il coraggio di ripensare l’impresa dopo essersi imbattuto in insuccessi.
È in queste storie che ritroviamo le radici etimologiche di impresa, quelle che ci permettono di porre in evidenza non solo che cosa questa parola porta con sé ma anche dove aspira ad arrivare. Impresa viene da imprendere che non rievoca solo il fare ma anche l’imparare così come, anticamente, il penetrare con la mente e l’intendere.
Allora l’impresa è un processo dinamico, non dato una volta per tutte ma qualcosa che racconta una continuità di apprendimento. Nell’impresa, nell’imprendere, il risultato non è raggiunto immediatamente ma è costruito nel tempo, seguendo le intuizioni ed entrando in relazione profonda non solo con esse e con le proprie aspirazioni ma anche, collaborativamente, con l’ambiente/la natura e con altre persone. L’uomo artigiano di Richard Sennett ci ricorda come nell’imprendere ciò che si è e ciò che si fa siano intimamente connessi, la mente e la mano inseparabili. Nello stesso modo il fare impresa, il dare vita a un progetto, a un’attività, a un’organizzazione non può essere disgiunto da ciò che quell’impresa vuole essere, è e sarà.
La riflessione su ciò che un’impresa è riporta alla sua natura giuridica e a come questa non sempre renda ragione di ciò che le persone che compongono quella realtà fanno, o meglio ancora di come e perché lo fanno, come e perché agiscono. L’imprendere richiede un esercizio continuo di riflessività (autoriflessività) su ciò che si è e che si fa, una consapevolezza forte di dove si stia andando, di come ci si stia posizionando all’interno del proprio contesto di riferimento. A tal proposito è interessante ricordarci di come le imprese virtuose e visionarie nascano dall’esperienza di una persona che aggrega intorno a sé altre, in un processo di condivisione e cooperazione, che talvolta va oltre i confini organizzativi per radicarsi nel territorio e nella comunità di riferimento. Così ci hanno raccontato Maral Shams (World Bridge), Rocco Briganti (Specchio Magico) e Monica Trezzi (Banca Etica), durante l’evento annuale di networking di Excursus (vd. lavori in corso), così raccontano le oltre novemila imprese coesive italiane descritte da Paolo Venturi e Domenico Sturabotti (Imprese coesive. Relazioni e territorio come leve della competitività):
Si tratta di imprese la cui attività principale non è di natura sociale, ma che, a fronte della necessità di incrementare la propria capacità imprenditoriale e di innovazione, hanno messo in campo strategie e strumenti volti a potenziare le relazioni con i propri lavoratori nonché con i soggetti che fanno parte del loro ecosistema (altre imprese, pubbliche amministrazioni, istituti di credito, organizzazioni non profit, etc.). […] aziende legate alle comunità di appartenenza e al territorio in cui operano, che investono nel benessere economico e sociale, nelle competenze e cura dei propri lavoratori, nella sostenibilità, nella qualità e bellezza, e sono radicate nella filiera territoriale.
A partire dalle tante realtà affiancate nel tempo da Excursus, verrebbe da dire che imprese coesive si trovano anche fra quelle la cui principale attività è di natura sociale. In ogni caso, al di là della natura giuridica o dell’oggetto sociale, si tratta di imprese mosse dai propri sogni, dal riconoscimento dei bisogni propri ma anche altrui, imprese in cui le competenze vengono sempre coltivate e lo studio non finisce mai. Imprese che lasciano una traccia indelebile e che favoriscono la crescita di collaborazioni collaborative. Imprese a cui sempre tendiamo, nell’essere e nel fare.