Emergenza è una quelle parole che tutti utilizziamo continuamente ma non sempre in modo consapevole e corretto: le notizie dei nostri media ne sono infarcite e spesso la utilizziamo parlando del nostro lavoro perché abbiamo la sensazione di essere con l’acqua alla gola.
È certamente un termine che va a toccare anche istanze profonde della nostra vita: i nostri valori, l’uso che facciamo del nostro tempo, le priorità che vogliamo dare alla nostra vita.
E’ da diversi anni che lavoriamo su questo tema nelle organizzazioni a partire dal tematizzare cosa sia veramente l’emergenza, come prevenirla e come gestirla proponendo visioni e strumenti differenti.
Abbiamo pensato di dedicarci uno spazio di confronto e di approfondimento (quello della consueta équipe allargata), e abbiamo scelto la strada del decentramento: non siamo partite dalla nostra quotidianità ma da un contesto completamente diverso che declina il concetto di emergenza in modo profondamente differente. E così, grazie all’intervento di Luigi Montagnini, medico anestesista nel reparto pediatrico dell’ospedale di Alessandria e volontario di MSF Italia che ha condiviso le sue competenze e ci ha portato la sua esperienza, abbiamo introdotto il concetto di emergenza in un contesto medico, di quando emergenza significa scegliere tra la vita e la morte. Un contesto che è stato foriero di tante e interessanti sollecitazioni.
In particolare mi piace soffermarmi su alcune di esse, scegliendo quelle che in me hanno maggiore risonanza, proprio nel tentativo di riportarle alla quotidianità delle nostre organizzazioni.
Il primo concetto che vorrei sottolineare è quello delle priorità da dare nelle emergenze. Di fronte a un’emergenza di tipo medico/sanitario è prima di tutto necessario stabilizzare il paziente per uscire dal pericolo di vita e solo in un secondo momento fare la diagnosi e capire cosa è successo.
E così anche nelle nostre organizzazioni: quando un evento imprevisto ci coglie impreparati è necessario prima di tutto risolvere il problema, mettere in campo delle misure di risposta alla situazione e poi, soltanto in un secondo momento, dare un nome a quanto è successo, analizzarlo e comprendere come mai ci siamo trovati in una situazione di crisi.
E quando scatta l’emergenza è necessario agire subito e non procedere in modo casuale, ma è fondamentale seguire delle procedure ben codificate e condivise con tutti coloro che si trovano nella situazione di urgenza, a partire da una checklist di cose da avere pronte e di cose da fare durante la crisi (a questo proposito può essere interessante il libro del medico austriaco Atul Gawande che si intitola proprio Checklist), e guidati da un leader che si prenda la responsabilità di decidere e indirizzare le azioni di tutti coordinandole in modo armonico.
Diventa dunque cruciale un secondo concetto, quello di leadership: è necessario che ci sia un leader che abbia le capacità per guidare l’azione di tutti dando significato al contributo che ciascuno può dare attraverso la sua azione al raggiungimento dell’obiettivo finale che è uscire dall’emergenza, che è scegliere la vita.
Un significato che ci riporta al concetto di giusto: è necessario fare ciò che tutti riconosciamo come giusto anche nel caso in cui – per arrivare a fare la cosa giusta – a qualcuno viene chiesto di svolgere mansioni che non lo rappresentano pienamente ma che svolge perché riconosce che si iscrivono in una cornice più ampia che porta l’organizzazione fuori dalla crisi.
Per uscire dalla crisi è necessario seguire un protocollo, non lasciare al caso le azioni e gli interventi. Il codificato protocollo da seguire non esclude la creatività: anzi, quando ci troviamo di fronte a una situazione che non rientra nei soliti parametri, la risposta non può che essere di tipo creativo.
Un altro concetto che permutiamo dall’ambito medico è quello del debrefing che ci riporta al prezioso e raro strumento, nelle nostre organizzazioni, di valutazione: al termine di una situazione straordinaria così come alla fine di ogni processo organizzativo è fondamentale dedicare uno spazio al racconto valutativo che consideri cosa è accaduto, quali sono stati i risultati, come si è svolto il processo, come le persone che lo hanno vissuto si sono sentite, cosa apprendiamo dal processo.
Se pensiamo alle nostre organizzazioni di lavoro è davvero importante dare un nome a quanto succede, a partire dal concetto stesso di emergenza: possiamo parlare di emergenza quando una persona va in maternità, o se si avvicina la scadenza di un bando? Davvero non sono eventi che si potevano prevedere o processi che si potevano organizzare per tempo? Si tratta invece di situazioni che possono essere pianificate e definite senza che questo porti uno scompenso all’organizzazione o che scombini l’operatività.
Quello dell’emergenza e della sua percezione rimane un nodo per molte organizzazioni ma queste riflessioni e gli strumenti che abbiamo citato: la checklist, la leadership, le procedure, il debriefing, sono tutti strumenti che rafforzano le organizzazioni nel prevenire o far fronte a situazioni di crisi, in un’ottica di benessere sul luogo di lavoro e di miglioramento della qualità del lavoro (per approfondimenti leggi la news).