Come ogni anno abbiamo trascorso lo scorso mese di dicembre a progettare il 2020, partendo dagli obiettivi che desideriamo perseguire e definendo il nostro Piano Strategico (PS) per questo nuovo anno.
Ripercorso criticamente quello del 2019 e il meta obiettivo (aumentare il fatturato e accrescere il benessere delle persone che lavorano in Excursus), sono quattro gli obiettivi strategici che sono scaturiti dall’analisi svolta insieme, come équipe, e dalla programmazione conseguentemente elaborata.
Gli obiettivi strategici nel prendere forma hanno disegnato un percorso che mira concretamente a far crescere Excursus e tutti noi che la animiamo, coerentemente con quella che è la nostra identità (essere una società benefit e aver consolidato un metodo di lavoro excursino).
Gli obiettivi strategici per il 2020 sono:
- Navigare nell’Oceano Blu
- Presidiare le frontiere dell’innovazione, riferita alla consulenza e alla progettazione
- Affinare lo stile di comunicazione di Excursus
- Condividere e sviluppare una comunità di destino
Si tratta di obiettivi ambiziosi e perseguibili (ogni PS deve essere ambizioso, deve elevare un’organizzazione; e contemporaneamente deve essere accessibile, percorribile nei tempi definiti). Laddove gli obiettivi strategici siano ambiziosi ma non perseguibili oppure perseguibili ma non ambiziosi ci troviamo di fronte a un ossimoro: un PS non strategico. È ciò che avviene laddove il PS viene predisposto, per esempio, non da tutta l’organizzazione (tenendo insieme la parte politica con quella operativa) ma semplicemente da una parte di essa (non rappresentativa della complessità e delle molteplici visioni e competenze in essa presenti); oppure laddove è uno scritto (un manifesto) prodotto con l’unico fine di promuovere/comunicare all’esterno ciò che l’organizzazione andrà a compiere ma, una volta pubblicato, all’interno nessuno più si occuperà di svilupparlo, attuarlo e valutarne l’impatto.
Perché ciascun obiettivo strategico prenda forma è necessario che venga sia esplicitato il responsabile della sua realizzazione (ossia la persona o le persone che si ritaglieranno, all’interno della propria attività, un tempo dedicato al suo perseguimento condiviso) sia esploso in distinti obiettivi specifici, ciascuno dei quali deve prevedere, a sua volta, degli assi d’intervento, ossia delle azioni mirate che ne permettano la messa a terra. A ciascun asse di intervento è associato uno o più indicatori e uno o più risultati attesi. Ogni asse prevede, inoltre, la definizione di un tempo specifico entro il quale i risultati attesi verranno raggiunti.
Il PS per essere efficace deve prevedere, fin dalla sua fase di progettazione, momenti dedicati alla valutazione: in itinere (trimestrale è sicuramente ottimale) e finale. È, infatti, attraverso la valutazione – e non semplicemente il monitoraggio – che è possibile leggere criticamente ciò che avviene all’interno della nostra organizzazione, definendo e ridefinendo gli obiettivi specifici in modo che quelli strategici possano essere raggiunti appieno.
Il PS è per noi (e per le organizzazioni che affianchiamo nella sua stesura) un processo di autoriflessività e uno strumento di crescita. È un processo in quanto sia la sua elaborazione sia la sua attuazione (durante un tempo definito a priori: annuale, biennale, triennale…) vanno ben oltre il documento che ne racconta i contenuti: il PS è una parola che è intrinsecamente azione, un programma che è già progetto; e se così non è non si tratta di un PS. Il PS è anche uno strumento, di programmazione, di azione e di valutazione, in quanto permette di orientare e di riorientare il percorso organizzativo di crescita, con l’indiscutibile intento di raggiungere gli obiettivi strategici nel tempo stabilito.
Non esiste un PS uguale a un altro: se confrontiamo il nostro con quello di un altro ente, potremmo trovare eventuali consonanze ma certamente non troveremo mai un qualcosa di perfettamente sovrapponibile, in quanto il PS racconta la mission di un’organizzazione, la sua identità, la sua storia e verso cosa tende.
Il PS è un esercizio costante di elevazione. Quello di elevazione è un termine utilizzato in navigazione per indicare la misura dell’altezza dell’occhio dell’osservatore sul mare con il fine di correggere l’altezza di un astro misurata da bordo con il sestante. In questi ultimi anni ci è spesso capitato di utilizzare e di ascoltare l’espressione navighiamo a vista; questa condizione – che non permette di elevarsi con precisione e determinazione – non può sclerotizzarsi: dobbiamo riprendere ritmi altri, elevarci nella consapevolezza di dove si trova il nostro occhio, di dove ci troviamo (e in questo l’analisi SWOT è sempre uno strumento efficace), e di dove desideriamo andare, perseguendo quegli obiettivi che ci fanno crescere (come comunità di destino e come luogo di lavoro e di produzione).
Dunque buona elevazione e buon 2020 a ciascuno di noi e alle nostre organizzazioni!