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È tempo di piani strategici. Uno strumento imprescindibile per crescere

Nel giorni scorsi, con ammirazione ma anche con qualche perplessità, leggevo di un amministratore delegato che con l’avvio del 2018 ha presentato le nuove strategie decennali della sua organizzazione non profit. Dieci anni sono in effetti un periodo, nell’oggi, lungo e tante realtà, costrette a navigare a vista, non riescono neppure a immaginarselo un lasso temporale così ampio.

Il Piano Strategico (PS) ci proietta nel futuro non per prefigurarlo ma per attraversarlo quando sarà il momento, definendo a priori una strategia. Immaginare dunque la lunghezza di quel futuro sta nell’identità di un’organizzazione, di chi la dirige ma anche del contesto storico, della contingenza. Se dieci anni a me paiono tanti, troppi, per altri sono una temporalità essenziale per definire obiettivi strategici di crescita.

Il PS di Excursus, per esempio, è annuale, quello di alcuni clienti che affianchiamo nel definirlo ha una lunghezza annuale ma anche triennale o quadriennale. Quello che è costante per tutti è il significato che assume: è la bussola a cui ricorrere nel momento in cui perdiamo o rischiamo di perdere la rotta, colti dall’affanno quotidiano, dalle emergenze cicliche, dai conti che non tornano. È per far fronte a ciò che il PS prende forma generalmente in un tempo dedicato, sereno, nel quale con lucidità vengono definiti gli obiettivi da raggiungere; uno spazio temporale generativo, in cui concedersi di sentirsi fra la terra e il cielo: gli obiettivi, infatti, devono essere concreti e raggiungibili ma tale concretezza non deve impedirci di elevarci, di andare oltre l’immaginato, il già sperimentato e il vissuto per tendere laddove non siamo ancora giunti.

Se per rimanere ancorati a terra è necessario rileggere il nostro PS alla luce del business plan e delle risorse che abbiamo realmente a disposizione (economiche ma anche di competenze presenti nell’organizzazione e di tempo disponibile per il pieno raggiungimento degli obiettivi); per tendere verso l’alto, invece, per osare e per immaginare l’inimmaginato, è sempre importante avviare il lavoro di stesura a partire dalla condivisione di un stimolo generativo. In Excursus, per esempio, siamo partite, per il PS del 2018, dalla lettura congiunta di un saggio da poco pubblicato, Cambio di paradigma del sociologo Mauro Magatti. Lo stimolo esterno (un libro ma anche un film, una mostra, un’intervista a un testimone privilegiato, una ricerca…) diviene il grimaldello per andare oltre il già esperito, il già noto, e per provare a pensare la propria organizzazione impegnata fruttuosamente in ciò che ancora non esiste ma che potrebbe esserci. Terra e cielo, pragmatismo e volo pindarico, sono nel PS due elementi indistinguibili e imprescindibili: se così non fosse non parleremmo di PS ma di una lista di cose da fare in un tempo predefinito oppure di progettualità irrealizzabili, seppur interessanti ed evocative.

La terra e il cielo del PS trovano spessore nel gruppo di lavoro a esso preposto; un gruppo rappresentativo dell’intera organizzazione, dove il livello decisionale e quello operativo cooperano nella stesura del piano, che prima di essere uno strumento di comunicazione verso l’esterno deve essere uno strumento di lavoro agile ed efficace, al quale tutti possano ricorrere con periodicità. Per questo motivo è necessario che il PS, oltre alla definizione degli obiettivi strategici e degli assi di intervento, preveda anche i risultati attesi e i tempi entro i quali raggiungerli. E a priori le tappe di valutazione intermedia.

La valutazione in itinere del PS permette di validare e ritarare gli assi di intervento; solo rendendolo operativo è infatti possibile comprenderne la completa percorribilità, a volte ancorandosi maggiormente a terra, a volte osando maggiormente nello staccarsi da essa e puntando ancor più in alto.

Excursus accompagna le organizzazioni nel percorso di individuazione degli obiettivi e di valutazione del loro raggiungimento: il ruolo del consulente è quello di valorizzare quelle competenze spesso date per scontate o non condivise ma che sono indispensabili per fare balzi in avanti, per crescere. Il ruolo, invece, di chi opera e amministra un’organizzazione è quello di individuare gli obiettivi strategici: solo loro possono farlo, a fronte di tutta la conoscenza che hanno maturato rispetto all’organizzazione, ai suoi stakeholder e al contesto in cui si inserisce. E per questo non esiste un PS autentico uguale a un altro, così come ogni skyline è unico e irripetibile.

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